Sicurezza
Tiberi: «Per la geotermia servono limiti chiari»
castel del piano. Prosegue il dibattito sulla geotermia in Amiata. Un coro discordante nel quale fa sentire la sua voce Tiberio Tiberi, che fu colui che per il Comune di Castel del Piano partecipò, nel 2007, al protocollo d’intesa fra Enel, Regione, Comuni (meno Abbadia), Provincia e Comunità montane, che dette l’input nel 2015 al Paer in cui si sottolineava che l’Amiata era satura per la geotermia.
«Nelle ultime settimane ho letto sulla stampa e sui social vari interventi sulla geotermia con inesattezze e illusioni – dice –. Affermare che l’energia geotermica sia non rinnovabile è un’inesattezza: anche Wikipedia la considera una forma di energia alternativa, rinnovabile e in grado di soddisfare il fabbisogno energetico planetario per i prossimi 4mila anni. Quindi pensare che si possa escludere la geotermia dagli incentivi alle rinnovabili per un lungo periodo di tempo è un’illusione indipendentemente da chi governa l’Italia».
Per Tiberi «sostenere che i fluidi geotermici del bacino boracifero del Larderello siano uguali a quelli del territorio vulcanico dell’Amiata e che l’energia geotermica che producono sia sempre pulita è un’altra inesattezza. «I fluidi geotermici dipendono dalla conformazione del sottosuolo – dice – e spesso le loro caratteristiche cambiano da pozzo a pozzo. Fluidi di solo vapore acqueo non inquinano mentre quelli con elevate concentrazioni di gas incondensabili, NH3, H2s e CO2, producono emissioni con portate a volte superiori a quelle delle centrali a gas».
Tiberi sfata anche l’idea che le centrali a ciclo binario funzionino sempre a zero emissioni. «I fluidi con alte concentrazioni di gas incondensabili – dice – non è detto siano sempre reiniettabili nel sottosuolo senza sgraditi effetti collaterali e, ammesso di riuscirci, il costo potrebbe renderne proibitivo lo sfruttamento».
In conclusione «i fluidi geotermici possono diventare una risorsa di tutti i territori – dice Tiberi – solo se si introducono limiti stringenti alle emissioni in grado di garantire la salvaguardia dell’ambiente e della salute e se l’ubicazione delle centrali non impatta con altre vocazioni dei territori. Istituzioni, partiti e movimenti politici d’Amiata ritornino velocemente alla realtà e agiscano sulla Regione e sul governo affinché approvino leggi che impediscano di costruire centrali nelle aree non idonee e introducano limiti alle emissioni per tutti i gas presenti nel bacino amiatino prima che il consiglio della Regione Toscana approvi entro il 29 gennaio la legge Disposizioni in materia di Energia». — F.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google