Sicurezza
«Modificò il camion nel quale morì il suo dipendente» Ora sarà processato
Imprenditore 24enne a giudizio: nell’incidente sull’Aurelia Domenico Di Liscia fu avvolto dalle fiamme del serbatoio
La famiglia di Domenico Di Liscio, la prima battaglia in tribunale, l’ha vinta insieme allo studio legale 3A: all’udienza preliminare di giovedì il pm Arianna Ciavattini e gli avvocati di parte civile hanno chiesto il rinvio a giudizio per il datore di lavoro del camionista rimasto ucciso nell’aprile del 2017 in un terribile incidente avvenuto sull’Aurelia. Il giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha rinviato a giudizio Riccardo Piattella, 24 anni, che deve rispondere del reato di omicidio stradale per aver causato la morte del suo dipendente, il camionista 40enne Domenico Di Liscia, di Anzio, avendogli fornito un camion vecchio, non collaudato e soprattutto “elaborato” con un serbatoio supplementare di carburante “abusivo” risultato fatale. L’imputato dovrà comparire il 30 maggio, avanti al giudice Giovanni Puliatti, per la prima udienza del dibattimento.
L’incidente avvenne il 27 aprile 2017 sull’Aurelia, dove - poco dopo le 22 - il camionista che lavorava per conto dell’impresa di trasporti di Aprilia di Piattella, procedeva sull’Aurelia, in direzione Grosseto-Roma, con un autoarticolato Scania carico di bottiglie d’acqua, quando, all’altezza di Albinia perse improvvisamente il controllo del mezzo pesante che, dopo aver sbattuto contro il guardrail, si ribaltò, finendo di traverso alla strada. Il tir prese fuoco e per Domenico non ci fu nulla da fare: morì carbonizzato. Ai primi soccorritori, i vigili del fuoco e i carabinieri di Orbetello, si presentò una scena straziante.
Sembrava una “semplice” fuoriuscita autonoma, si pensava al “solito” colpo di sonno o a un malore, ma i familiari della vittima fin da subito non riuscivano a capacitarsi di quell’incidente: il loro caro era sempre stato attento e scrupoloso al volante, nel lavoro che svolgeva da una vita, quello di autotrasportatore. Per fare piena luce sui fatti e per essere assistita la famiglia Di Liscia, attraverso il consulente personale Angelo Novelli, si è affidata a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.
Il giovane imprenditore è accusato del reato di omicidio stradale, perché avrebbe messo disposizione, per l’espletamento dell’attività lavorativa del suo dipendente, un autoarticolato, immatricolato nel 1997, non idoneo ai fini della sicurezza del lavoratore. Il pm Ciavattini imputa al titolare della ditta «di aver omesso di sottoporre il veicolo a motore e il rimorchio a visita e prova (ovvero al collaudo) presso i competenti uffici della Direzione Generale della Motorizzazione Civile», e «di non aver provveduto ad aggiornare la carta di circolazione del veicolo a fronte dell’installazione di un serbatoio supplementare di 600 litri collocato sulla destra del trattore».
Una modifica “fuori legge” risultata determinante nella tragedia perché, conclude il magistrato, «all’atto dello scontro dell’autoarticolato con la barriera stradale in new jersey, e del successivo ribaltamento del mezzo su se stesso, per effetto del corto circuito determinato dal danneggiamento dei cavi dell’impianto elettrico a servizio del trattore, si generava un violento innalzamento della temperatura che costituì punto d’innesco di un forte e subitaneo incendio». —
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