Gioco
Alcol somministrato a 16enne Condannato titolare di un bar
Ammenda da 1250 euro in sostituzione di cinque giorni di arresto. Quella sera la ragazzina rimase intossicata e fu portata al pronto soccorso
MONTE ARGENTARIO. Una condanna e un’assoluzione al termine del processo imperniato sulla somministrazione di alcol a una sedicenne romana in vacanza all’Argentario, che aveva bevuto talmente tanto da finire priva di sensi e poi in ospedale con un’intossicazione acuta da alcol.
Il giudice Giovanni Puliatti ha condannato a 1.250 euro di ammenda (conversione da 5 giorni di arresto, attenuanti prevalenti sulle aggravanti, non menzione) Ugo Palatresi, 51 anni, titolare del bar Cash Game di Porto Ercole nel quale la sera del 24 agosto 2015 sarebbero stati serviti a Silvia (il nome è di fantasia) 5 bicchierini di sambuca. Ha invece assolto per non aver commesso il fatto Andrea Mazzella, 35 anni, sotto accusa in qualità di barista del bar Roma: qui a Silvia, quella stessa sera, sarebbero stati serviti due bicchierini di assenzio.
Il giudice ha distinto le responsabilità dei due imputati. Secondo la viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini, entrambi sarebbero stati da condannare a 1 mese di arresto, perché non sarebbe stata osservata la massima diligenza nell’accertamento dell’età effettiva degli avventori, come dimostrato dal dibattimento.
Di tutt’altro avviso i difensori. L’avvocato Maurizio Infetti, che ha assistito Palatresi (questi ha voluto parlare in aula prima delle conclusioni), ha insistito molto sulle regole: «In questo bar prima di servire alcol si pretende l’esibizione della carta di identità». Infetti ha ricordato che è fatto comune che d’estate i ragazzi vadano in giro per bar e che spesso si facciano prendere bevande alcoliche e superalcoliche da loro amici e amiche maggiorenni. «Da padre di famiglia ci era rimasto male quando aveva saputo che si era sentita male una sedicenne, perché lui è convinto di non aver dato da bere a lei». Difficile ricordarsi, ha aggiunto il legale, cosa sia avvenuto esattamente a quell’ora in quel giorno di quattro anni fa. Ma il fatto che i genitori della ragazzina non abbiano insistito nella costituzione di parte civile, dimostra che «forse non hanno nemmeno loro una certezza». Ipotizzando una competenza del giudice di pace per questo reato, ha poi concluso per l’assoluzione del suo assistito.
Così ha fatto anche il suo collega, l’avvocato Mauro Ricci per Mazzella: «Per lui il processo nemmeno doveva iniziare. Lui tra l’altro è solo dipendente e non si capisce perché in questo processo non vi sia il titolare. Se vi è stata somministrazione a minori, questa è stata avallata dal titolare. E comunque i testimoni hanno detto che Mazzella non era presente in quei momenti».
Motivazioni da depositare entro 35 giorni.- P.S.
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