Il Tirreno

Grosseto

l’autovelox a rispescia 

Tre ricorsi per la multa: avvocato sconfitto in aula, ha ragione la municipale

Gabriele Baldanzi
Tre ricorsi per la multa: avvocato sconfitto in aula, ha ragione la municipale

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Questa è la storia di una contravvenzione contestata, discussa, appellata e infine confermata. Non la raccontiamo, però, dalla parte del cittadino, con la voce dell’automobilista bastonato – come accade spesso. No, stavolta il taccuino si apre davanti a chi, in una gelida giornata di fine gennaio del 2015, era in servizio sulla statale Aurelia, in divisa, accanto a un autovelox. La voce narrante è quella della polizia municipale di Grosseto, di coloro che registrarono l’eccesso di velocità e, negli anni a venire, hanno difeso in ogni sede il loro lavoro. Perché svolto in maniera corretta, ineccepibile, con una strumentazione moderna, omologata, tarata.

Il cittadino in questione è un avvocato romano, che con la sua auto percorreva la nuova Aurelia in direzione di Grosseto. Superò (di poco) il limite di velocità e un autovelox constatò l’infrazione dalla famigerata piazzola di Rispescia. Alla notifica della multa – una sanzione da 150 euro, che oggi dopo 4 anni diventano 800, tra raddoppi, interessi, rivalutazioni e spese di lite – il proprietario e conducente della vettura decise di opporsi al verbale presentando ricorso al Prefetto di Grosseto. Ritenne di essere vittima di un’ingiustizia. Probabilmente non gli andava di pagare per quella minima disattenzione, a fronte, peraltro, di probabili formali inadempienze da parte dei vigili urbani. Ma le cose stavano diversamente. «L’obbligato – spiega Alessandra Caldora, funzionario della polizia municipale, responsabile dell’ufficio verbali/contenziosi – sollevò tre contestazioni che non stavano né in cielo, né in terra: la taratura dell’apparecchio non conforme alle disposizioni di legge; la segnaletica di preavviso della postazione non idonea e infine la segnaletica non ripetuta. Noi abbiamo invece dimostrato da subito che era tutto a posto». Il primo ricorso fu rigettato con un’ordinanza-ingiunzione, a cui l’avvocato automobilista presentò opposizione davanti al Giudice di Pace. Ma anche quella sentenza fu favorevole alla municipale e così l’avvocato decise di rivolgersi al tribunale. «Eravamo un po’ preoccupati - dice la Caldora - perché, come prevede la legge, in questo grado di giudizio è chiamata alla difesa l’Avvocatura dello Stato, invece la sentenza è stata di rigetto dell’appello, peraltro con spese a carico del multato». «È una storia che confermiamo e spieghiamo – conclude il comandante Felice Carullo – perché attesta il corretto comportamento del nostro comando e la capacità mostrata dall’ufficio verbali/contenziosi nell’elaborazione delle molteplici controdeduzioni, tese a sostenere la validità delle operazioni che hanno generato il verbale oggetto di contestazione; controdeduzioni che hanno sostanziato tutti i gradi di giudizio. Ogni singolo punto è stato ribattuto con argomentazioni e documentazione prodotte dagli uffici». —

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