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orbetello 

Ex ispettore della Municipale condannato per minacce

Alfredo Faetti
Ex ispettore della Municipale condannato per minacce

Per Roberto Barone  due anni di reclusione  (con pena sospesa) Cade invece l’accusa di abuso di ufficio

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«Mi prese la testa, mi fece chinare e mi puntò la pistola contro». È stato questo il cuore della deposizione che la ragazza ha rilasciato nel corso dell’udienza di ieri a carico di Roberto Barone, ex ispettore della polizia municipale di Orbetello, oggi 64enne.

Parole dette durante l’udienza - prima della sentenza - dall’avvocata Chiara Piccini che assiste la ragazza. Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Puliatti ha condannato l’imputato a due anni di reclusione per minaccia (pena sospesa), accogliendo così la richiesta avanzata dal pm Maria Navarro, rimandando in sede civile il calcolo del danno morale da risarcire alla ragazza (che si è costituita).

Barone è stato invece assolto dall’accusa di abuso d’ufficio, perché in quei pochi e folli minuti che l’hanno portato a estrarre la pistola dalla fondina non era in servizio.

La vicenda risale in un caldo giorno dell’agosto 2012 e si svolge all’interno di un bar di Albinia. Stando alla ricostruzione contenuta nella denuncia che ha poi portato alla sentenza, Barone è entrato nel locale insieme a un ausiliario del traffico e ha iniziato a parlare con la ragazza, all’epoca ventenne. Poi la situazione precipita all’improvviso: prima l’ex ispettore blocca la giovane da dietro con un braccio intorno al collo e poi le punta contro la pistola di ordinanza, tenendola in quella posizione per circa mezzo minuto. «Lui fece apprezzamenti sulle mie cosce, io lavoravo in pantaloncini corti, era estate – un altro passaggio della deposizione della ragazza ricordato ieri in aula – Dissi che, poiché stavano bevendo del vino, che non era bene che uno della polizia in divisa bevesse durante il servizio». Ed è a questo punto che l’ex ispettore ha avuto la sua reazione, da cui si è saputo riprendere dopo che l’ausiliare del traffico gli ha chiesto in modo colorito cosa stesse facendo.

Nel corso del processo, questa scena è stata ricostruita più volte sia dalle parti in causa sia dai testimoni e sebbene ci siano divergenze sull’altezza a cui Barone abbia effettivamente puntato la pistola, evidenziate dalla difesa rappresentata dall’avvocato Alessandro Oneto, il collegio ha ritenuto comunque che quel gesto abbia rappresentato una minaccia nei confronti della giovane, costretta a restare sotto il tiro della pistola per trenta secondi. Non pochi, quando la canna di un’arma da fuoco mira verso di te.

«La condanna per minaccia è da considerare come un segnale importante da parte dei giudici», commenta dopo la sentenza l’avvocato Piccini, mentre Oneto, in attesa di leggere le motivazioni così da valutare gli estremi per un eventuale ricorso in Appello, si dice soddisfatto per l’assoluzione dal reato di abuso d’ufficio. —



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