Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Picchia il figlio con un tubo di gomma: a processo

Alfredo Faetti
Picchia il figlio con un tubo di gomma: a processo

Padre violento rinviato a giudizio Il ragazzo ha avuto il coraggio di denunciarlo ai carabinieri dopo che la madre gli aveva scoperto un livido sulla coscia

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Quel racconto scandito da offese, botte e minacce verrà ricostruito passo dopo passo in un’aula del tribunale di Grosseto.

Il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha deciso di rinviare a giudizio l’uomo accusato di aver maltrattato il figlio, oggi poco più che decenne.

Una vicenda racchiusa nella denuncia che il ragazzo ha presentato ai carabinieri della compagnia di Follonica dopo l’intervento della madre, che un giorno lo ha visto tornare a casa con un ematoma sulla pelle.

È stato proprio quel segno ad aprire le porte al processo che prenderà il via alla fine di marzo e che vedrà il padre, difeso dall’avvocato Leonardo Latini, accusato di reati gravissimi: maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di violenza su minore usando in alcune occasioni anche delle armi, come il tubo di gomma con cui avrebbe colpito a mo’ di frusta il figlio lasciandogli l’ematoma.

Il ragazzo, assistito dall’avvocato Domenico Fiorani, si è costituito parte civile nel procedimento. «Stupido», «cretino», fino a «ti ammazzo»: sono queste le parole che l’uomo avrebbe riservato in più occasioni al figlio, condite con pugni in testa, calci sulla schiena, bastoni. Fino a quel tubo di gomma. Il ragazzino ha raccontato ai carabinieri che questi maltrattamenti duravano da anni, ma non è stato semplice far venir fuori la sua versione. È servito l’intervento della madre, con cui il minore si è confidato all’inizio di marzo, costretto ad aprirsi da un segno chiaro sulla pelle.

All’altezza della radice della coscia, infatti, aveva un grande livido violaceo che ha insospettito la donna: il figlio le ha allora raccontato, confermandolo poi davanti ai militari, che quel segno gli era stato fatto dal padre alla fine di febbraio con un tubo di gomma.

Al riguardo c’è anche un referto sanitario agli atti, che parla di una prognosi di cinque giorni, ed è proprio questo tubo di gomma che viene considerato un’arma in seno al prossimo procedimento. Da lì il racconto reso ai carabinieri si è diramato in maltrattamenti di vario tipo: sia fisici, fatti di vere e proprie botte tra calci e pugni, sia psicologici, attraverso minacce, umiliazioni e offese.

Una storia terribile su cui gli investigatori dell’Arma hanno scavato per mesi, per poi chiudere le indagini dopo l’estate dando modo alla procura di Grosseto di chiedere il rinvio a giudizio, da cui nascerà il prossimo processo per maltrattamenti. Il secondo a carico dell’uomo, visto che è già al centro di un altro procedimento, ma in quel caso la vittima sarebbe stata la madre del ragazzo. —

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