Sicurezza
Mistero ancora fitto sulla morte di Alda Albini
Un anno fa il corpo venne ritrovato in un luogo impervio. La comunità le ha dedicato una croce e un’edicola
ROCCATEDERIGHI. Un anno fa veniva rinvenuto, da tre bambini, il corpo decomposto di Alda Albini, scomparsa un mese prima, alla vigilia di Natale del 2017.
Un ritrovamento casuale, in un luogo impervio, inaccessibile, seppure all’interno dell’abitato di Roccatederighi. Una morte misteriosa. Una vicenda che tenne banco per giorni sui media locali e nazionali e che ancora oggi, a dire il vero, non può dirsi chiarita. Nonostante l’autopsia e la chiusura delle indagini. Quelle ufficiali.
Alla Rocca, nei giorni scorsi, la comunità ha ricordato Alda. Il sacerdote don Cesare, con cui la donna a volte si confidava, ha benedetto una sorta di stele, un piccolo monumento in sua memoria, sul bordo della strada di Meleta, cinquanta metri sopra il torrente dove fu scoperto il corpo. L’opera, dell’artista locale Renato Pisani, amico di Alda, ha come elementi essenziali una croce in ferro e un’edicola incastonata nella base. Qui è stata stampata una preghiera dedicata alla donna. L’opera poggia su un muretto realizzato ad hoc oltre il guard-rail di legno della provinciale.
«Voglio ringraziare gli abitanti di Roccatederighi – ha scritto di recente il figlio, Walter Pizzetti - per aver omaggiato mia mamma con questa opera in sua memoria nel luogo dove purtroppo ha trovato la morte. Non è stato facile essere giusto in quei momenti, quando è scomparsa, quando è stato ritrovato il corpo. Con alcuni probabilmente non ci siamo capiti, ma la confusione è stata tanta tra giornali televisioni, chiacchiere e dolore; spero oggi sia comprensibile. Amo la Rocca e mi sento rocchigiano anche se confesso che adesso è molto difficile per me venire in paese. Grazie davvero di cuore».
Il modo in cui Alda è morta è ancora oggi un mistero. I familiari e gli amici hanno sempre escluso il suicidio. L’esame autoptico confermò la possibile caduta dal muretto della Fontona come causa del decesso; la donna presentava infatti dei traumi al collo e alla schiena. Impossibile stabilire se qualcuno la spinse. Il corpo sarebbe rimasto esposto alle intemperie per molti giorni, rendendo complesso il lavoro d’indagine dei medici. Non quadravano un anno fa, non quadrano oggi, gli elementi che contornano questa brutta storia: la borsa di Alda trovata in un punto da cui la donna non può essere precipitata, il corpo adagiato a molti metri di distanza da quello che gli inquirenti ipotizzano essere il luogo della caduta e quest'ultimo che non presenta segni di rami rotti o vegetazione schiacciata. Infine la donna non aveva gli occhiali, che furono trovati con le stanghette aperte, né graffiati e né rotti, a quindici metri di distanza dalla borsa. Poi c’è il telefono cellulare che aggancia celle molto distanti da Roccatederighi e infine altre “coincidenze interessanti” (emerse di recente) che potrebbero essere di nuovo sottoposte alla magistratura inquirente.
Sui punti oscuri è stato chiamato a lavorare ad aprile un investigatore privato dell’agenzia “La Freccia”. Da allora le indagini proseguono a tutto tondo. Sono state risentite decine di persone e anche la trasmissione “Chi l’ha visto?” potrebbe presto tornare sul caso di Alda, nel caso in cui fossero riaperte le indagini. —
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