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Emanuele Perugini: "Tradito uno dei nostri cardini, torno in campo per il M5s"
Il cofondatore del meetup grossetano dopo due anni di silenzio spiega le ragioni delle sue dimissioni e attacca i pentastellati del capoluogo sulle Provinciali
GROSSETO. «È venuto il momento di parlare dei veri motivi che mi hanno spinto a dimettermi il 13 febbraio di due anni fa». Emanuele Perugini, cofondatore del meetup grossetano del M5s con Giacomo Gori, il secondo consigliere più votato alle elezioni del 2016, ex capogruppo dei pentastellati ed ex vicepresidente del consiglio comunale, dopo ventiquattro mesi di silenzio e di (forzata) lontananza dalla politica, chiede parola per spiegare le vere ragioni di quello che il 13 febbraio 2017 sembrò a tutti un gesto inspiegabile, le dimissioni dal consiglio comunale. E torna platealmente in campo. Perché dietro alla decisione di lasciare c’era ben di più di semplici “motivi personali”. È stato «un sacrificio in nome del Movimento». Che oggi, dice, si è rivelato vano.
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Per spezzare due anni di silenzio serviva una pesante leva. Quella leva l’hanno impugnata il leader del M5s Giacomo Gori e i quattro consiglieri comunali decidendo di andare a votare alle elezioni provinciali del 10 febbraio e di farlo appoggiando una lista civica, in contrasto, dice Perugini, con i principi del Movimento.
«Di sicuro – spiega al Tirreno Perugini – dopo 13 anni di partecipazione attiva al M5s tutto desideravo fuorché dimettermi, perché credevo e credo nei principi che ho contribuito a scrivere e divulgare».
Cosa dunque è successo? «I mesi precedenti alle mie dimissioni sono stati molto faticosi, non tanto per il lavoro con i cittadini, organizzare gli incontri e studiare argomenti a volte a me estranei. Quello che mi ha stancato di più sono stati i continui scontri interni al Movimento. Dualismi che non mi appartengono e che non appartengono ai principi del M5s».
Tutto è iniziato con quei 689 voti. Inattesi. «Non mi hanno fatto sentire superiore o in contrapposizione con il gruppo –, ma anzi hanno rafforzato il mio senso di responsabilità verso i cittadini. Mentre questo non è avvenuto per altri».
A seguito del successo del mio risultato e del risultato del Movimento, spiega il cofondatore del meetup, «si sono creati due schieramenti interni l’uno contrapposto all’altro. Trascorrevo le mie giornate a cercare di dirimere discussioni e gelosie, sentimento che non mi appartiene nella vita e nella politica. Per tredici anni ho corso per gli altri con entusiasmo, con il solo fine di migliorare la mia città e quando insieme si raggiungevano risultati era una grande soddisfazione».
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All’indomani delle elezioni Gori, che si era candidato sindaco, deluso per non essere arrivato nemmeno al ballottaggio si dimette. «La sua decisione non mi trovò d’accordo – dice oggi Perugini –: ritenevo fondamentale la sua presenza in consiglio per proseguire quel percorso iniziato nella precedente legislatura. Speravo anche in un suo supporto, poiché la sua esperienza mi avrebbe permesso una facile introduzione nella macchina amministrativa del Comune. Ma anziché essermi d’aiuto, fuori dall’amministrazione sentii da subito conflittualità e desiderio di ostacolarmi nel mio operato per i cittadini».
Questa sensazione di conflittualità porta Perugini a riflettere sulla possibilità di dimissioni. Una decisione sofferta per il senso di responsabilità nei confronti di chi lo aveva votato. Ma che alla fine prende. «Ho ritenuto di fare questa scelta per il bene del Movimento 5 Stelle locale, perché credevo che facendo un passo indietro le persone che sarebbero rimaste al suo interno avrebbero potuto portare benefici alla città senza perdersi in futili discussioni giornaliere. All’epoca non mi sentii di rilasciare nessuna dichiarazione se non quella dei “motivi personali” perché questo gesto era proiettato a voler unire il gruppo, mai a dividere».
Cosa è rimasto di quel sacrificio? «Ad oggi posso constatare che non ha portato nulla di quanto prospettato, anzi. Il M5s di Grosseto è caratterizzato da un centralismo disarmante che viene meno ai principi di condivisione e partecipazione, un centralismo che non mi appartiene. Ciò che è emerso dai giornali mi ha spinto ad essere qua per raccontare la mia posizione. A seguito delle dichiarazioni fatte per le elezioni provinciali dal gruppo locale, posso affermare che la loro decisione sia quanto più lontana dai principi del M5s».
Perugini cita il post del 25 ottobre con cui il M5s ribadisce che votare per eleggere gli amministratori spetta ai cittadini, non ad altri amministratori. E che gli accordi non si fanno. Niente, dice Perugini, può legittimare un accordo con un altro partito. «È inaccettabile – dice Perugini –. Il M5s è costituito da pochissime e basilari regole. Tutti coloro che ne prendono parte ne sono a conoscenza, a maggior ragione se si ricoprono cariche amministrative. È grazie a queste che il Movimento 5 Stelle è il cambiamento. I quattro consiglieri/portavoce insieme ad un limitato gruppo di sostenitori locali – e voglio ricordare che i consiglieri e gli attivisti degli altri comuni della provincia hanno apertamente criticato e non condiviso tale scelta – sottoscrivendo il documento ufficiale di sostegno alla lista civica candidata alla elezioni provinciali, trasgrediscono il principio della democrazia partecipata, uno dei nostri cardini fondamentali. Chi non rispetta i principi fondanti forse deve cercare un partito, il Movimento è un’altra cosa. Sono tornato e ci sarò proprio per far rispettare quei valori e per stare in mezzo alle persone». —
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