Italia
Canapa, nei campi della Maremma è boom
Sempre più coltivatori dedicano ettari all’antica pianta per piazzarla poi nei negozi di cannabis light, ma senza risultato
GROSSETO. Parlare di riconversione sarebbe esagerato: ma affermare che sempre più agricoltori maremmani riservano quote di terra alla coltivazione della canapa è realtà. Il fenomeno è nuovo, nonostante sia una riscoperta: gli anziani ricordano i campi della Maremma a canapa e le antiche tracce si possono ancora scoprire lungo le sponde dell’Ombrone. Cartina al tornasole del rinnovato – folgorante – interesse intorno alla coltivazione dell’antica pianta sono i commercianti che negli ultimi due anni hanno inaugurato a Grosseto un growshop, cioè un negozio specializzato in articoli del mondo canapa: dalla cannabis light, ovvero le infiorescenze di canapa a contenuto legale di Thc (che è l’articolo di punta) all’olio e ai dolci, alla pasta ai prodotti cosmetici. In città ce ne sono quattro, sulla scia di uno scoppiettante business, almeno in termini di aperture (+75% nel 2018 a livello nazionale con 305 nuovi esercizi, secondo Magica Italia, guida italiana della rivista Dolce Vita). E dai campi maremmani ai growshop grossetani c’è “la spola” da parte dei coltivatori che cercano di piazzare il loro prodotto. Ma non è oro tutto ciò che luccica.
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senza sbocco
«Ne arrivano in media due al giorno – dice Alberto Maffuccini di Canapa Street di via Aquileia, il primo growshop ad avere aperto – Vengono da Braccagni, Magliano, Montiano, Marsiliana, Albinia, Caldana. Si tratta di giovani che si sono lanciati a coltivare canapa ma anche di imprenditori che l’hanno affiancata ad altre coltivazioni. Il problema è che il prodotto non è competitivo e quindi non ha uno sbocco. Se in Maremma ci fosse un polo di trasformazione sarebbe tutta un’altra cosa. La filiera sarebbe completa. Non si coltiverebbe solo per le infiorescenze da fumare ma anche per i tessuti e i prodotti alimentati: io sarei lieto di acquistare la pasta con grani antichi e farina di canapa qui anziché in Abruzzo». «Capita che arrivino i promoter con le infiorescenze testate in bustina – conferma Jacopo Bertocchi, dipendente di Cannabis Store Amsterdam di corso Carducci – Sono in tanti ad andare in giro per tentare di piazzare il proprio prodotto. Noi però siamo un negozio in franchising e quindi abbiamo le nostre forniture». «Sono passati diversi ragazzi per vendermi le loro infiorescenze – dettaglia Alessandro Massini di Flower Point di via Cavour – ma avevano il prodotto da outdoor e io preferisco quello in indoor, cioè da capannone, in ambiente controllato. Sto valutando invece di collaborare con un’imprenditrice grossetana che ha terreni ad Udine e fa la coltivazione in serra, una via di mezzo tra indoor e outdoor. Il problema è che coltivare canapa non è come coltivare pomodori: bisogna avere grandi competenze per tirare fuori un prodotto di qualità».
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la norma-ostacolo
L’8 dicembre in via San Martino ha aperto Maremma Canapa, l’ultimo nato. Qui la scelta è stata un po’ diversa. Lo shop chiude la filiera di una rete di imprese agricole nata a luglio: sono 8 – per 8 ettari di terreni coltivati a canapa – tra Ribolla, Poggio alla Mozza, Braccagni, Civitella Paganico, Caldana. I “retisti” già producevano olio, vino, piante officinali, hanno attività di country resort o di agriturismo. «Gli agricoltori cercano colture che creino reddito – nota Francesco Falciani di Maremma Canapa – E c’è un grande propensione da parte di aziende estere». «Siamo stati contattati da un tour operator americano che sta organizzando un tour della canapa in Maremma – aggiunge Federico Borselli – E registriamo un grande interesse anche sotto il profilo terapeutico». La strada da percorrere è ancora lunga per creare un mini distretto della canapa. «Per esempio – dicono Falciani e Borselli – le nostre infiorescenze sono solo per uso tecnico e collezionismo, non possiamo venderle per uso umano. Sotto i dovuti controlli e con tutta la trasparenza necessaria vorremmo che prima o poi venissero equiparate ad un prodotto erboristico. La legge (la n. 242 del 2 dicembre 2016) per alcuni aspetti ha ancora delle zone d’ombra». –
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