Gioco
I consiglieri 5 stelle del meetup Grosseto intenzionati a votare Ma ci sono malumori
Nonostante diversi distinguo dalla periferia, il leader Gori conferma: «Non esiste una regola che impedisca di farlo»
Il Movimento 5 Stelle grossetano oggi, a mezzogiorno, nella sede di via Ginori, incontrerà attivisti e giornalisti per spiegare perché, il prossimo 10 febbraio, i consiglieri comunali pentastellati del capoluogo intendono partecipare alle elezioni di secondo livello per la composizione del nuovo consiglio provinciale.
Daniela Lembo, Gianluigi Perruzza, Antonella Pisani e Francesca Amore non hanno mai avuto dubbi. Di fronte alla discussione interna al Movimento – votiamo oppure no? – la rappresentanza del capoluogo ha da tempo scelto la strada della partecipazione. «E non c’entra nulla – spiega il leader del Movimento grossetano Giacomo Gori – chi o cosa sosteniamo». Gori non intende rilasciare dichiarazioni: «I consiglieri comunali parleranno domani (oggi), ma non esiste una regola che impedisca loro, nell’esercizio della rappresentanza di cui sono investiti, di votare per il consiglio provinciale».
A Grosseto, dunque, passa la linea della non compressione di questo diritto, la linea del coraggio. La frattura con diversi meetup del territorio (Castiglione della Pescaia, Follonica, Orbetello) appare ormai consumata.
Nei giorni scorsi si sono pronunciati contro il voto (e l’accordo con i civici) Alfredo Velasco, espressione del meetup lagunare, Tiziano Gianfaldoni, uno dei volti del Movimento in riva al Golfo, e il meetup di Castiglione della Pescaia. Da Pitigliano il consigliere comunale Lorenzo Olivotto fa sapere che la componente grillina del Tufo non verrà a votare, ma le sue parole non sono affatto di chiusura: «I colleghi grossetani, che sono preparati e sicuramente conoscono bene il Movimento e le sue articolazioni disciplinari, avranno compiuto le giuste valutazioni e non mi sento nella condizione di criticarli o, peggio, di fargli la guerra. Ne rispetto la scelta».
Qualche dissenso, però, si registra anche in città. Per esempio non risultano allineati con la posizione di Gori e dei consiglieri comunali, sia la ex candidata alle parlamentarie Daniela Castiglione, sia Emanuele Perugini, fino a due anni fa il numero due del Movimento.
Castiglione affida a un post su Facebook il suo pensiero: «Le regole sono sempre state chiare. La linea da adottare per elezioni provinciali è univoca, non interpretabile ed è sempre stata ribadita ad ogni tornata elettorale. È inoltre opportuno ricordare che la legge Delrio ha sottratto ai cittadini il diritto di scegliere il Presidente della Provincia e gli rappresentanti del territorio, in un cortocircuito che vede invece sindaci e consiglieri comunali dei comuni della provincia a votarsi tra loro, in quella che in buona sostanza è la perfetta rappresentazione plastica di una casta che elegge casta. Chi decide di agire consapevolmente in modo differente, nonostante una regola così chiara ed esplicita, compie una scelta definitiva di allontanamento dal Movimento. Camminare insieme significa camminare nella stessa direzione, al di là di convenienze personali e di tatticismi politici che non hanno nulla in comune con la scelta di impegno civico da sempre condiviso dai cittadini che hanno deciso di divenire attivisti».
La pensa più o meno così anche Perugini, che non ha più partecipato alle riunioni del meetup, ma nei giorni scorsi avrebbe definito questa decisione «un tradimento». L’ex portavoce del M5s grossetano si dimise il 13 febbraio da vicepresidente del consiglio comunale e da consigliere, senza addentrarsi in spiegazioni dettagliate rispetto alla sua scelta.
Che le motivazioni fossero solo personali non ci ha mai creduto nessuno. Adesso, seppure non sbandierato, torna a pesare il suo posizionamento. Al posto di Perugini entrò in consiglio comunale Francesca Amore, prima dei non eletti a giugno 2016.
Per la cronaca è già accaduto in diverse parti d’Italia che sindaci e consiglieri comunali grillini abbiano esercitato il diritto di voto di secondo livello. Senza conseguenze. Per esempio, nell’ottobre scorso, scelsero di andare a votare amministratori del Movimento ad Alessandria, Ascoli Piceno, Avellino.
Allora un post apparso sul blog nazionale aveva aperto una discussione interna. Poi le assemblee locali avevano stabilito di lasciare libertà di scelta. —
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