Il Tirreno

Grosseto

Due Stati per due popoli Il viaggio del cuore del vescovo Rodolfo

Francesca Gori
Due Stati per due popoli Il viaggio del cuore del vescovo Rodolfo

Monsignor Cetoloni, con il Coordinamento per la Terra Santa abbraccia i cristiani e le minoranze discriminate in Isralele  

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l’appello

Perdono la casa ma tengono la chiave. Di queste chiavi se ne trovano molte sui muri: perdono o lasciano la casa, i palestinesi, ma tengono la chiave, simbolo di ritorno prossimo, simbolo di speranza di ritrovare un giorno i propri muri. Tra loro vivono i cristiani, nello stato di Israele. Qualcuno ha avuto la fortuna di venire in Italia, di studiare come mediare ai conflitti. Lo ha fatto un giovane padre che poi è tornato a Zababdeh, tra la Samaria e la Galilea. Ha studiato a La Rondine, la cittadella della pace a pochi minuti da Arezzo e durante la visita del vescovo Rodolfo Cetoloni, che faceva parte del Coordinamento per la Terra Santa insieme ad altri 14 presuli, gli ha presentato suo figlio.

È un viaggio del cuore, quello che ha tenuto il vescovo Rodolfo per cinque giorni in quella terra dove i cristiani sono costretti a vivere come cittadini di serie B. Cristiani che invece vorrebbero «vivere come cittadini a pieno titolo, con i loro diritti riconosciuti in una società pluralista e democratica - spiegano i vescovi - Abbiamo visto il contributo vitale che danno alla società specialmente attraverso le scuole, gli ospedali e il coinvolgimento nella vita pubblica cercando di costruire ponti tra le diverse fedi». Allo stesso tempo, «affrontano gravi difficoltà in tutti gli ambiti della loro vita - spiegano - Abbiamo ascoltato come molti cristiani, insieme ad altri cittadini arabi palestinesi e migranti che vivono in Israele, si ritrovano sistematicamente discriminati ed emarginati».

Il vescovo Rodolfo, in quella terra i cui confini sono stati mangiati dallo stato di Israele e allo stesso tempo ridisegnati dal muro che separa Gerusalemme da Betlemme, ha incontrato tutta l’umanità dei cristiani, preoccupati per la legge sullo Stato-nazione che è stata approvata di recente: legge che crea una «base costituzionale e legale per la discriminazione» contro le minoranze, minando gli ideali di uguaglianza, giustizia e democrazia. «Sosteniamo i cristiani israeliani e tutti coloro che affrontano la discriminazione, e sosteniamo la loro richiesta di proteggere il pluralismo del paese», aggiunge il Coordinamento Terra Santa.

La delegazione si è recata anche in Palestina, «dove, nonostante la fede e la resilienza di coloro che abbiamo incontrato, la miseria dell’occupazione è stata aggravata da gravi tagli ai finanziamenti umanitari da parte del governo degli Stati Uniti».

La sanità, l’istruzione e altri servizi di base per i rifugiati «sono sempre pi minacciati, esacerbando le continue violazioni della loro fondamentale dignità umana. Questo non può essere ignorato o tollerato». Servono aiuti, concreti, ora che gli Stati Uniti hanno tagliato i fondi che ora sono affrontati dall’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, e servono anche sforzi per una soluzione diplomatica, con due Stati sovrani democratici di Israele e Palestina in pace, uno accanto all’altro». Un sogno, cullato da secoli. «Non serve assistenzialismo e beneficenza in quei territori - dice il vescovo Rodolfo - ma sostegno per la determinazione dei cristiani. Creare opportunità di lavoro, renderli indipendenti per permettere loro di continuare ad occuparsi di settori fondamentali per la gente». — Francesca Gori



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