Sicurezza
Due Stati per due popoli Il viaggio del cuore del vescovo Rodolfo
Monsignor Cetoloni, con il Coordinamento per la Terra Santa abbraccia i cristiani e le minoranze discriminate in Isralele
l’appello
Perdono la casa ma tengono la chiave. Di queste chiavi se ne trovano molte sui muri: perdono o lasciano la casa, i palestinesi, ma tengono la chiave, simbolo di ritorno prossimo, simbolo di speranza di ritrovare un giorno i propri muri. Tra loro vivono i cristiani, nello stato di Israele. Qualcuno ha avuto la fortuna di venire in Italia, di studiare come mediare ai conflitti. Lo ha fatto un giovane padre che poi è tornato a Zababdeh, tra la Samaria e la Galilea. Ha studiato a La Rondine, la cittadella della pace a pochi minuti da Arezzo e durante la visita del vescovo Rodolfo Cetoloni, che faceva parte del Coordinamento per la Terra Santa insieme ad altri 14 presuli, gli ha presentato suo figlio.
È un viaggio del cuore, quello che ha tenuto il vescovo Rodolfo per cinque giorni in quella terra dove i cristiani sono costretti a vivere come cittadini di serie B. Cristiani che invece vorrebbero «vivere come cittadini a pieno titolo, con i loro diritti riconosciuti in una società pluralista e democratica - spiegano i vescovi - Abbiamo visto il contributo vitale che danno alla società specialmente attraverso le scuole, gli ospedali e il coinvolgimento nella vita pubblica cercando di costruire ponti tra le diverse fedi». Allo stesso tempo, «affrontano gravi difficoltà in tutti gli ambiti della loro vita - spiegano - Abbiamo ascoltato come molti cristiani, insieme ad altri cittadini arabi palestinesi e migranti che vivono in Israele, si ritrovano sistematicamente discriminati ed emarginati».
Il vescovo Rodolfo, in quella terra i cui confini sono stati mangiati dallo stato di Israele e allo stesso tempo ridisegnati dal muro che separa Gerusalemme da Betlemme, ha incontrato tutta l’umanità dei cristiani, preoccupati per la legge sullo Stato-nazione che è stata approvata di recente: legge che crea una «base costituzionale e legale per la discriminazione» contro le minoranze, minando gli ideali di uguaglianza, giustizia e democrazia. «Sosteniamo i cristiani israeliani e tutti coloro che affrontano la discriminazione, e sosteniamo la loro richiesta di proteggere il pluralismo del paese», aggiunge il Coordinamento Terra Santa.
La delegazione si è recata anche in Palestina, «dove, nonostante la fede e la resilienza di coloro che abbiamo incontrato, la miseria dell’occupazione è stata aggravata da gravi tagli ai finanziamenti umanitari da parte del governo degli Stati Uniti».
La sanità, l’istruzione e altri servizi di base per i rifugiati «sono sempre pi minacciati, esacerbando le continue violazioni della loro fondamentale dignità umana. Questo non può essere ignorato o tollerato». Servono aiuti, concreti, ora che gli Stati Uniti hanno tagliato i fondi che ora sono affrontati dall’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, e servono anche sforzi per una soluzione diplomatica, con due Stati sovrani democratici di Israele e Palestina in pace, uno accanto all’altro». Un sogno, cullato da secoli. «Non serve assistenzialismo e beneficenza in quei territori - dice il vescovo Rodolfo - ma sostegno per la determinazione dei cristiani. Creare opportunità di lavoro, renderli indipendenti per permettere loro di continuare ad occuparsi di settori fondamentali per la gente». — Francesca Gori
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