Sicurezza
Nella cena romana di Salvini, Boschi & C. il menu è annaffiato dai vini Montauto
I calici dell’imprenditore maremmano Lepri protagonisti esclusivi del convivio più chiacchierato del momento
GROSSETO. C’è un imprenditore maremmano, Riccardo Lepri da Montauto, tra i protagonisti della cena romana più chiacchierata del momento, quella in cui si sono sfiorati il leader leghista Matteo Salvini e Maria Elena Boschi.
Un convivio concepito e organizzato dal movimento “Fino a prova contraria” – madrina la presidente/giornalista Annalisa Chirico – che nei giorni scorsi ha chiamato a raccolta al ristorante “La Lanterna”, a Roma, potere economico, magistrati e politici per parlare di giustizia, tempi di attesa, garantismo.
Titolo dell’iniziativa: “Una nuova giustizia. L’impresa che serve all’Italia”.
Ragguardevole il menù della serata: risotto allo zafferano di Navelli, pachino fondente e stracciata di bufala campana, trancio di branzino scottato in crema di porro e granella di pistacchio, semifreddo al torroncino per concludere; tutto questo innaffiato dai vini prodotti nel comprensorio di Manciano da Riccardo Lepri, Vermentino e Sauvignon, Pinot nero e Sangiovese. Brand Tenuta Montauto.
«La politica – racconta Lepri, che era presente con la moglie – è rimasta ai margini della serata e ieri, leggendo i giornali, mi sono un po’ meravigliato del taglio che era stato dato alla notizia. Prima della cena agli ospiti sono state mostrate delle slides per dimostrare come la giustizia, in Italia, abbia delle lacune. C’erano l’ex ministra Paola Severino, Giulia Bongiorno, il procuratore Nicola Gratteri e l’ex procuratore Carlo Nordio, imprenditori come Tronchetti Provera e Briatore, Montezemolo e Urbano Cairo, infine qualche politico più avvezzo al dialogo, come Minniti e Gianni Letta».
Lepri ha un rapporto di amicizia consolidato con Annalisa Chirico: «Ci conosciamo da qualche anno, è una cliente della nostra piccola cantina e mi ha fatto davvero piacere che abbia scelto proprio noi, i vini della Tenuta Montauto, per un evento così importante e atteso. I vini sono stati scelti a seconda delle portate. Annalisa li conosce bene…».
Ma chi è Riccardo Lepri?
Riposta nel cassetto la laurea in economia, questo imprenditore quarantatreenne ha scelto anni fa di dedicarsi alla campagna.
«Sono stato a lungo lontano dalla Maremma e la distanza, il distacco, mi sono serviti a comprendere il valore di ciò che abbiamo qua. Per questo sono ritornato: più forte, più convinto, più innamorato. Ho capito - prosegue lui - che si può lasciare senza abbandonare».
A Montauto la Toscana è unita all’alto Lazio dalla memoria etrusca e da una cerniera di verde.
Da una parte c’è Vulci, dall’altra Manciano, Saturnia e Pitigliano.
«L’azienda era di mio nonno, Enos, un destino nel nome. Quando rientrai in Maremma andai da lui e gli dissi che desideravo occuparmi dell’azienda di famiglia, ma non si fidava e per mesi mi costrinse a svegliarmi alle 6 del mattino e a lavorare con lui nei campi, nelle vigne, fino al tramonto. Oggi posso dire di aver appreso da lui l’emozione di produrre vino, un rito che si ripete da secoli».
Nel 2005 uscì così la prima annata firmata da Riccardo, la dimostrazione che vitigni come il Sauvignon potevano essere anche made in Maremma. Non era un sacrilegio, né un miracolo.
«Sì, mi sento un po’ un pioniere, perché per realizzare vini bianchi in una terra tradizionalmente vocata per i rossi ci voleva coraggio. Anzi, incoscienza, quella che oggi permette a Tenuta Montauto di mietere successi in giro per il mondo, come la serata a Roma di metà gennaio».
L’ultima considerazione riguarda ancora la cena.
«Il convivio è stato impeccabile. Siamo partiti con un Vermentino 2017, poi l’Enos I delle Vigne vecchie, a seguire un Pinot Nero del 2016 e in coda un Sangiovese invecchiato di 30 mesi. Io faccio vini semplici, punta sulla qualità e sulla naturalità. Ho una clientela fidelizzata - dice - anche romana, che gravita su Capalbio, l’Argentario e Saturnia». —
Gabriele Baldanzi
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