L’esperienza del passato rivive sul treno diretto ad Auschwitz
Numerosi studenti delle scuole maremmane partono domenica Il professor Carmignani: «Non è retorica, l’obiettivo è fare acquisire consapevolezza»
. Grazie alla Regione Toscana, ogni due anni oltre cinquecento studenti e decine di insegnanti degli istituti superiori da tutta la regione partecipano al viaggio del Treno della Memoria per raggiungere la Polonia e visitare il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau in occasione della Giornata della Memoria.
Quest’anno la partenza del Treno della Memoria è fissata per domenica 20 gennaio e sono numerosi gli studenti del capoluogo e della provincia che si sono preparati a vivere questa esperienza molto forte sul piano emotivo e formativo insieme agli altri coetanei toscani. Le scuole maremmane che partecipano al Treno della Memoria dal 20 al 24 gennaio sono il liceo classico “Carducci-Ricasoli” di Grosseto con gli studenti Silvia Ceciarini, Andrea Colangelo, Agnese Galli, Ginevra Giuliarini, Agnese Gulina, Gloria Rizzo, Edoardo Taddei e Hajar Talbi accompagnati dal professor Paolo Carmignani; il liceo scientifico “G. Marconi” di Grosseto con gli studenti Caterina Bertani, Lorenzo Falini, Alessia Lionti, Alina Minecuta, Lucia Pecci, Francesca Rosadoni, Agnese Serafini, Daria Ungolo accompagnati dalla professoressa Clelia Rotelli; l’Isis Leopoldo II di Lorena di Grosseto con gli studenti Lorella Tavolario, Beatrice Minori, Giulia Mencattini, Eleonora Guercioli, Matteo Chiti, Giacomo Crivelli, Camilla Leoni e Izabela Guza accompagnati dalla professoressa Cristina Gagliardi; l’Isis “Da Vinci-Fermi” di Arcidosso con gli studenti Andrea Perugini, Daniel Cirlan, Nicola Paganucci, Beatrice Caterino, Alessandra Ciaralli, Alessia Ranucci, Noemi Mazzi, Mohamed Moumma; l’Isis di Follonica con gli studenti Sara Giafaglione, Viola Sigismondi, Ilenia Codini, Martina Tessari, Gaia Bizzarri, Giovanna Fontani, Andrea Zocchia e Manuel Comandè.
Come sottolinea uno dei docenti accompagnatori, Paolo Carmignani, «non si tratta semplicemente di fare commemorazioni, talvolta retoriche, ma di far vivere ai giovani studenti un’esperienza dei luoghi della memoria e di incontrare testimoni perché siano maggiormente consapevoli di quello che è accaduto e che per questo, come diceva Primo Levi, potrebbe accadere di nuovo. Diventare testimoni di un’esperienza emotiva ed intellettuale che potrà poi essere condivisa con gli altri studenti che non hanno potuto partecipare è l’auspicio e la speranza degli organizzatori ma anche degli insegnanti che, quotidianamente, si confrontano con le giovani generazioni, in un dialogo in cui, talvolta, compaiono problematiche e contraddizioni non sempre facili da risolvere». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
