Sicurezza
«Cancellare e basta è sbagliato Serve coinvolgere i giovani»
GROSSETO. A fronte dell’ennesimo vandalismo della fontana al parco Parri, Anna Bardelli – guida escursionistica ambientale – propone una riflessione. Il primo spunto è che la scritta («Alcol e putt…») non è certamente bella ma “è vera”, esprime qualcosa, un disagio, una verità su cui è opportuno riflettere. In un momento di provocazione o annebbiamento qualcuno ha messo in piazza cose che esistono: l’etilismo, la mercificazione del corpo. Può essere l’occasione giusta per riflettere. «È inutile – dice Bardelli – non voler ascoltare questi segnali; giusto invece mettersi di fronte a questi atteggiamenti e cercare di capire cosa vi sia dietro. Troppo facile riverniciare quando ci sono violenze tra le mura domestiche e fuori, quando si beve o si danno i soldi per farlo, quando queste scritte raccontano qualcosa che accade nel mondo. Sarebbe fondamentale – secondo me – che le scuole facessero una riflessione e andassero sul posto con gli studenti, a parlare di cos’è l’alcol e cosa la prostituzione; che portassero a riflettere sul grande bisogno di affetto o sul vuoto che c’è nel mondo. È sbagliato nascondersi dietro questi falsi diti della moralità quando siamo tutti coinvolti. Penso anche a qualcosa di artistico – conclude Bardelli – alla possibilità di trasformare le scritte in qualcosa di bello: non rimuoverle con la vernice ma farne arte, fantasia e grafica». Anche Mauro Papa, direttore di Clarisse Arte, lo dice da sempre. «È inutile – spiega – ripristinare qualcosa nelle condizioni precedenti. Riverniciare e basta non serve a niente: la prima cosa da calcolare in un progetto di recupero non è tanto la manutenzione del materiale ma la “vita” di quel luogo». Il punto è come rendere i posti vissuti, frequentati, coinvolgere i giovani. Spesso l’immagine che viene offerta di decoro urbano è un’immagine di neutralità, di oggetto asettico. Non viene instaurato un legame tra persone e luoghi. «Forse – dice Papa – i ragazzi sporcano pareti e arredi urbani perché non vi riconoscono nessuna parte della propria cultura; e vi si accaniscono per appropriarsene, per colonizzare parti di città che non sentono proprie. La chiave potrebbe passare da qui: riavvicinare i giovani al tessuto urbano, farli partecipare alle scelte urbane. È sbagliato cancellare o imporre qualcosa ai ragazzi dall’alto: è inutile che a scuola diciamo che quel muro non va sporcato. Dobbiamo dire “perché” non va sporcato e come si può rendere più bello quel muro, che è di tutti. Anche di quei ragazzi». —El. G.
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