Sicurezza
Mandibola fratturata dopo una lite per il vino
«Quello moldavo è migliore» e poi l’aggressione Due imputati per lesioni, i fatti erano avvenuti in centro
GROSSETO. Tutto era cominciato da una frase, da questa frase: «Il vino moldavo è migliore di quello italiano». Una frase pronunciata una sera dell’aprile 2014 in una strada del centro storico grossetano, in via Vinzaglio, mentre un gruppetto di grossetani stava bevendo qualcosa. Sarebbe finita lì, se non fosse che qualche minuto dopo, tra via Garibaldi e via dell’Unione, non ci fosse stato un ritorno di fiamma: «Sono stato colpito al volto, il pugno mi ha rotto la mascella. Sono stato operato al Cto, per sessanta giorni ho ingerito soltanto brodo». Il giovane grossetano, Francesco Palma, oggi 24 anni, ha raccontato davanti al giudice Marco Bilisari l’aggressione della quale era rimasto vittima la notte tra il 5 e il 6 aprile di cinque anni fa, poi la corsa verso via Ginori, i soccorsi dell’ambulanza, l’arrivo dei carabinieri, la degenza, il ritorno a scuola dopo molto tempo. Sotto processo ci sono due giovani moldavi abitanti a Grosseto, Lilian Pitel, 22 anni, e Victor Scutaru, 24 anni, non comparsi all’udienza e difesi rispettivamente dagli avvocati Alessandro Risaliti e Cecilia Corsini. . Prima del ragazzo ferito, che non si è costituito parte civile, sono stati sentiti dalla viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo i carabinieri del Norm che erano intervenuti e quelli che avevano effettuato le indagini attraverso le quali erano poi stati identificati i due imputati. Uno dei componenti della pattuglia ha riferito che il giovane appariva ubriaco ma Palma ha smentito categoricamente: «E poi ci sono le analisi fatte all’ospedale, a confermarlo», ha detto il giovane.
Gran parte dell’udienza è stata dedicata alla localizzazione esatta dei luoghi dei due eventi. L’avvocato Risaliti si era premunito di una grande carta del centro storico e sulla base di quella Palma, grazie anche a un evidenziatore, ha ricostruito i suoi spostamenti, poi acquisiti agli atti. Sia lui sia il suo amico presente quella sera , Tommaso Palma (nessuna parentela), hanno avuto difficoltà a individuare i nomi delle strade. Tommaso non è stato in grado di ricordare il punto preciso della seconda aggressione e ha anzi detto che poi lui e Francesco erano fuggiti verso piazza Baccarini (e non verso via Ginori) mentre Francesco ha detto che, al secondo incontro, lui stesso aveva cercato di mettersi di mezzo per tenere distanti le parti («conoscevo Lilian») e aveva rimediato il pugno. «Era stato Pitel a darlo», hanno precisato i due. Bisognerà sentire altri testimoni e per questo motivo il giudice ha aggiornato l’udienza ad aprile.
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