Il Tirreno

Grosseto

Due ernie rimosse grazie al robot: intervento record su un’anziana

Gabriele Baldanzi
Due ernie rimosse grazie al robot: intervento record su un’anziana

Grosseto, la donna ora sta bene: è stata dimessa dopo 48 ore. L’équipe chirurgica ha eseguito oltre 100 interventi robotici

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GROSSETO. All’ospedale Misericordia di Grosseto il dottor Paolo Bianchi ha compiuto nei giorni scorsi il primo intervento in chirurgia robotica per rimuovere due voluminose ernie su un’anziana di Follonica già sottoposta alla rimozione completa del retto e costretta a portare un sacchetto permanente per deviare le feci.

Un’operazione delicatissima, complessa, innovativa. La prima in Italia con la tecnica robotica su ernie con certe caratteristiche, «anche perché – spiega il dottor Paolo Pietro Bianchi – un’ernia (quella addominale) era localizzata proprio accanto al sacchetto, mentre l’altra si era formata a livello del pavimento pelvico, cioè nella zona cicatrizzata dove erano stati asportati il retto e l’ano». La notizia è rimbalzata sulle agenzie e sui principali portali di medicina. La paziente – 76 anni – ha avuto un eccellente decorso post-operatorio ed è stata dimessa dall’ospedale 48 ore dopo l’intervento chirurgico. Un record, che attesta una volta di più l’avanguardia del Misericordia per la chirurgia robotica. Proprio qui, all’ospedale di Grosseto, fu acquistato e reso operativo il primo robot d’Italia, nel 1998, oltre 20 anni fa. All’epoca il direttore sanitario era l’attuale direttore generale dell’Asl Toscana Sud-Est, Enrico Desideri. Negli anni successivi fu Pier Cristoforo Giulianotti a nobilitare e far crescere la chirurgia robotica e il locale polo di formazione, ormai riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

Tornando all’intervento eseguito la scorsa settimana dall’equipe del dottor Bianchi, la Usl precisa che la donna era stata sottoposta alla precedente operazione – assai invasiva, ma salvavita – in un centro fuori dalla Toscana. Adesso le è stata posizionata un’ampia rete nella sede dell’ernia vicino al sacchetto, dopo aver isolato tutti gli strati della parete addominale, mantenendo l’intestino nella stessa posizione e ricoprendo interamente la protesi con lo strato più interno della parete, il peritoneo. A livello dell’altra ernia, più in basso, è stata fissata una rete speciale a chiudere completamente il difetto, riportando l’intestino, che si era spostato al di fuori dell’addome, interamente al suo interno. L’utilizzo del robot, al Misericordia, è dedicato per la maggior parte alla chirurgia oncologica gastrointestinale ed epatobiliopancreatica. L’equipe della chirurgia generale, diretta da Paolo Pietro Bianchi (a capo anche del Dipartimento Chirurgico dell’Azienda Usl Toscana sud est), negli ultimi due anni ha eseguito oltre cento trattamenti robotici di patologie erniarie della parete addominale. Interventi molto complicati, perché l’addome è un apparato caratterizzato da molteplici componenti: muscoli, fasce muscolari, tendini, membrane sierose, tessuto adiposo e, naturalmente, la pelle.

Ma soprattutto l’integrità della parete addominale è fondamentale per l’equilibrio di tutto il corpo, per un corretto mantenimento della postura e soprattutto per equilibrare le forze esercitate sulla colonna vertebrale. «Soprattutto in casi come quello della signora di Follonica, dove si interveniva anche su precedenti incisioni chirurgiche – precisa ancora la Usl – la chirurgia mini-invasiva garantisce una più bassa incidenza di complicanze, un minor dolore postoperatorio, un ricovero ospedaliero più breve e un più rapido ritorno alle attività quotidiane. Purtroppo però la normale tecnica laparoscopica non consente di riprodurre fedelmente questo tipo di interventi, per le difficoltà tecniche a isolare tutti gli elementi della parete addominale e a eseguire ampie suture ad addome chiuso. Da qui l’eccezionalità di quest’ultimo intervento. Pertanto per poter impiegare la chirurgia mini invasiva si è giunti a una sorta di compromesso, posizionando delle reti particolari direttamente a contatto con l’intestino». 
 

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