Addio a Rolando Sartori Si sentiva «tradito dallo Stato»
Grande invalido, costretto a muoversi in carrozzina, aveva scritto a Mattarella Aveva restituito la tessera elettorale sua e della moglie per reclamare dignità
Meno di un anno fa Rolando Sartori, 80 anni, aveva preso carta e penna e aveva scritto al presidente Sergio Mattarella un messaggio carico di dolore e di rabbia. Il follonichese, pensionato Italsider grande invalido del lavoro, è morto sabato sera all’ospedale di Grosseto senza aver mai ricevuto una risposta al suo dirsi «tradito dallo Stato».
L’uomo, che viveva nel quartiere di Cassarello, era da tempo costretto su una carrozzina e in passato era stato corrispondente del Tirreno ed aveva fatto parte del consiglio comunale tra le fila della Democrazia cristiana fondando poi il Gip, il Gruppo d’impegno politico degli operai democristiani. Insieme alla lettera inviata al capo dello Stato, Sartori aveva allegato la sua tessere elettorale e quella della moglie, anche lei invalida civile e portatrice di handicap. «Non avrei voluto disubbidire alle sue sollecitazioni a non disertare il voto ma, mi creda signor presidente, in tutta franchezza, la maggior parte di noi vecchi, pensionati ed invalidi, non ne può più di essere presa, consciamente, in giro, violentata, offesa ed umiliata nella sua povera dignità di vecchi lavoratori» aveva scritto Sartori nella lettera.
Aveva voluto raccontare al presidente Mattarella la sua condizione di invalido costretto da tempo su una sedia a rotelle: «Ho ottanta anni, sono un grande invalido del lavoro ed invalido civile al 100%, senza, per quest’ultimo, percepire un “picciolo” o uno dei tanti “bonus” perché 1.300 euro di pensione (sulla quale pago 700 euro di Irpef) debbono bastare a me e mia moglie. Fino al cancello del cimitero andrò in carrozzella a rotelle finché gravi patologie cardiovascolari e una grave insufficienza renale cronica di grado quinto (dialisi o trapianto) me lo consentiranno. Vivo con mia moglie di settantotto anni – prosegue la lettera – invalida civile e portatrice di handicap, pur non percependo, anche lei, per questo, emolumento alcuno per la pensione di 1.300 euro di pensione, che lo Stato considera da scialo e che dovrebbe bastarci per vivere, curarci, pagare ticket e tributi».
All’uomo non era neanche spettata una nuova sedia a rotelle per la quale aveva fatto richiesta da tempo. Così, in accordo con la moglie, aveva deciso di restituire i certificati elettorali per evidenziare la sua «volontà di non votare e di non dare deleghe a chi vuol continuare a prenderci in giro».
Ma Sartori non era nuovo alle proteste: finché ne ha avuto la forza ha sempre denunciato le difficoltà che ha incontrato durante la sua vita. Il funerale è stato celebrato ieri pomeriggio. —
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