Il pastore Manini: «Per smaltire pochi resti ho speso 200 euro»
Da Saturnia costretto a portare ciò che rimaneva di una pecora a Grosseto Appello dell’allevatore perché venga aperto un servizio di soppressione in loco
I falchi sono tornati a volteggiare nel cielo di Saturnia, spie naturali che nei pascoli mancianesi c’è qualche carcassa di pecora. Fanno larghi giri e poi piombano sui resti degli animali morti: «Sono i messaggeri più attendibili – osserva Virgilio Manini allevatore di Lasconi – che ci avvertono dove andare a cercare le nostre pecore uccise. In due giorni ho avuto due predazioni: una, mercoledì, di una pecora e la seconda, giovedì, di due pecore gravide e il ferimento di un cane da guardiania. Come se non bastassero i viaggi stremanti per lo smaltimento delle carcasse». Gli smaltimenti, ecco: oltre alla perdita dei capi predati e l’interruzione della produzione di latte e gli aborti delle pecore gravide, gli allevatori devono sobbarcarsi oneri pesanti per smaltire le carcasse, tanto che non sono pochi i pastori che fanno una buca e ci seppelliscono i resti. Manini, invece, denuncia tutto: «Lo faccio per principio e per etica professionale – dice – anche se è diventata una tombola». E racconta la storia di due smaltimenti: il primo, che riguardava poche ossa e solo una parte di carcassa lasciata lì dai predatori, gli è costato 200 euro: «Dopo che il caseificio di Manciano – dice – ha chiuso ai non soci la possibilità di conferire lì le carcasse, ho dovuto rivolgermi a Barbaruta alla ditta Calussi srl. Sono operatori disponibilissimi – commenta Manini – ma io per arrivare lì e tornare ho dovuto fare 170 chilometri. La pecora, o quanto restava di essa, me la sono trasportata da solo. Mezza giornata persa dal lavoro per seguire la cosa e 30 euro per lo smaltimento materiale delle povere ossa. Fatti i conti questa passeggiata, fra benzina, smaltimento e più di metà giornata lavorativa persa mi è costata 200 euro».
Il secondo smaltimento è andato meglio, perché la cooperativa di Manciano ha eccezionalmente accettato le due pecore morte di Manini che è ex socio della cooperativa: «Un favore eccezionale – commenta – per cui il viaggio è stato più breve e il tempo impiegato minore. Dobbiamo risolvere il problema dello smaltimento, in quanto la cooperativa di Manciano non è più aperta ai non soci. E giustamente. Il segnale che ha dato chiudendo è importante e dovrebbe spingere chi di dovere a mettersi una mano sulla coscienza. Altre cooperative dovrebbero attivare il servizio smaltimento carcasse. Ad esempio, la ditta di Barbaruta mi ha detto che sarebbe disponibile ad estendere il servizio anche in altri territori, magari istallando una cella frigorifera vicino a noi. Questo ci risparmierebbe viaggi lunghi e costosi e grattacapi. Ma per poterlo fare e ottenere le debite autorizzazioni si deve muovere comuni, associazioni, politica e cooperative. So che i veterinari Asl sarebbero disponibili, ma se l’iniziativa non parte da chi deve dare l’input, non si muove nulla e noi siamo costretti, da Manciano ad andare o a Barbaruta o a Viterbo. Chi dovrebbe agevolare il nostro lavoro sa solo sbatterci le porte in faccia». –
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