Gioco
«Non possiamo far finta di nulla, sulle nostre strade servono i militari»
Elisabetta Ripani sollecita il Governo a istituire i presidi La Rete delle Donne si dichiara vicina alla vittima
GROSSETO. Nuovi interventi dal mondo politico e sociale dopo la denuncia della ragazza grossetana che ha raccontato ai carabinieri di essere rimasta vittima di una tentata violenza sessuale nella zona artigianale di Grosseto, denuncia per la quale sono ancora in corso gli accertamenti.
Elisabetta Ripani, deputata di Forza Italia, torna a chiedere la presenza di militari per le strade di Grosseto, mentre la Rete delle Donne annuncia di voler continuare nell’azione di contrasto della «cultura del patriarcato».
«Alcuni mesi fa - scrive Elisabetta Ripani - ho presentato due interrogazioni al ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nell’ambito dell’iniziativa “Strade sicure”, operazione attiva dal 2008, con la quale si prevede che: “Per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, ove risulti opportuno un accresciuto controllo del territorio, può essere autorizzato un piano di impiego di un contingente di personale militare appartenente alle Forze armate». Dopo alcuni incontri con le autorità grossetane, tra cui il prefetto Cinzia Torraco, ho chiesto al Governo di riattivare l’operazione “Strade sicure” a Pitigliano, dove erano presenti i militari del Reggimento Savoia Cavalleria (3°) fino a pochi mesi fa, e per Grosseto e il resto della provincia, sempre per assicurare la presenza dei militari nei luoghi sensibili del capoluogo e della Maremma. Dal Governo non è mai arrivata risposta alle mie interrogazioni. Non possiamo far finta di nulla per poi svegliarci quando accadono episodi come questo. I cittadini chiedono maggiori garanzie da chi guida il Paese e vogliono delle certezze: abbiamo delle eccellenze militari nel nostro territorio che con l’operazione “Strade sicure” potrebbero attivarsi per presidiare maggiormente il capoluogo e altri luoghi valutati sensibili dalle istituzioni locali».
La Rete delle Donne (Centro Donna, Centro antiviolenza Olympia De Gouges, Non una di meno, Libreria delle Ragazze, Raccontincontri) spiega che «ci risuona dentro uno slogan delle nostre manifestazioni “Per ogni donna violata e offesa siamo tutte parte lesa”. Prima di tutto vogliamo accogliere in un abbraccio simbolico, ci piacerebbe poterlo fare direttamente, questa donna e il suo dolore, farle sentire la nostra vicinanza e la forza che le donne nel loro cammino storico hanno e stanno costruendo insieme. Finalmente, le donne si sono smarcate dal ruolo di soggetti da tutelare, vanno nel mondo per affermare il diritto ad essere per sé, non in funzione degli altri. Ma conoscono anche i rischi che tutto ciò comporta. Ed episodi come questo ed altri ci fanno risentire sulla pelle quel destino di “preda”, persino di tenzoni amorose, di oggetto di puro possesso che il patriarcato ha preteso di imporci e da cui ci siamo liberate. La violenza maschile sulle donne, nelle strade e tanto meno nelle case, non si argina con le sole forze dell’ordine. Ha dovuto ammetterlo anche il sindaco di Grosseto. Evidentemente è più facile prendere voti sbandierando il vessillo della sicurezza, che governare rispondendo alle promesse. E stendiamo un velo pietoso sulle proposte di ronde dei vari gruppi fascistoidi che nella violenza hanno la loro matrice originaria. Come associazioni di donne e Centri antiviolenza da anni profondiamo il nostro impegno per contrastare la cultura del patriarcato e continueremo a farlo. Nessun altro soggetto, istituzionale o no, passerà dalle parole ai fatti?» —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
