La protesta
Frecciabianca soppresso «Nessuna informazione» Odissea di una pendolare
Prima un ritardo di mezz’ora, poi 40 minuti e poi quattro ore La protesta: «Mai annunciato che l’avevano soppresso» Rimborsato solo metà biglietto
GROSSETO. Due ore e mezza da sola alla stazione, di sera, per un treno annunciato con 40 minuti di ritardo e che nel giro di un batter d’occhio di minuti ne ha accumulati 240, ovvero quattro ore, senza informazioni e con un rimborso pari alla metà del biglietto.
Anna Rella, 34 anni, a fine novembre è andata alla stazione di Grosseto per prendere il Frecciabianca 8630 per Genova delle 20.07, diretta a Chiavari. Un viaggio come tanti che Anna compie da quando il fidanzato lavora in Liguria. «Sono arrivata alle 20 e il tabellone segnalava che il treno aveva 30 minuti di ritardo – racconta al Tirreno –. Nel giro di pochissimo i minuti sono saliti a 40. Mi è sembrato strano perché di solito non fa mai ritardo”. La donna incrocia una dipendente delle Ferrovie per avere informazioni. «Vediamo, semmai la facciamo salire sull’Intercity», dice l’addetta. Un rapido controllo ma la situazione sembra sboccarsi. «Mi ha detto che il treno era “in movimento” e non c’era nulla di cui preoccuparsi», dice Anna.
Ma le cose non vanno così. «Nel giro di pochissimo – spiega Anna – il ritardo segnalato dal cartellone è passato da 40 minuti a 4 ore. Senza nessuna spiegazione dagli altoparlanti. Senza sapere se sarebbe passato o no. Ho avvicinato un signore con la divisa delle Ferrovie, credo un tecnico dei treni, che stava anche lui aspettando il Frecciabianca e gli ho chiesto spiegazioni. Mi ha detto che era stato soppresso. Nel frattempo la biglietteria ha chiuso e io sono rimasta lì, da sola, con un freddo gelido, in attesa dell’Intercity 522. Senza che ufficialmente nessuno abbia annunciato che il treno era soppresso».
L’Intercity, tra l’altro, per raccogliere tutti i passeggeri lasciati a piedi dal Frecciabianca, ha accumulato un ritardo di mezz’ora ed è passato alle 21.50 invece che alle 21.21. «E per di più mi ha scesa a Sestri Levante, da dove poi è arrivato un pullman».
Un trambusto che è costato 39 euro, questo il prezzo del Frecciabianca, ore di ritardo ma soprattutto il disagio di brancolare nel buio, senza sapere i motivi del ritardo, né le soluzioni. Anna ha scritto perciò una lettera di reclamo. Ma la risposta, arrivata nei giorni scorsi, non le è piaciuta.
«Mi rimborsano solo la metà del biglietto – dice la donna – ma quel che non è piaciuto è stato un passaggio in cui Trenitalia dice che sono state date tutte le indicazioni. Non è vero: non è stata data nessuna spiegazione ufficiale». Trenitalia, contattata dal Tirreno, spiega che l’entità dei rimborsi è stabilita da norme europee che fissano al 25% del prezzo del biglietto il rimborso per ritardi tra una e due ore rimborso, e al 50% oltre le due ore. Nel caso specifico il treno, partito da Roma, ha avuto problemi a Maccarese che sembravano risolti, ma che si sono ripresentati a Civitavecchia, dove è stato deciso di concludere la sua corsa. – F.F.
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