Il Tirreno

Grosseto

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Rifugio dei disperati blindato in via Fucini Reti elettrosaldate per evitare gli ingressi

Francesca Gori

La società edile è in concordato: per tre volte sono stati fatti lavori per un totale di 20mila euro. Panni stesi nel palazzo

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È il terzo intervento che viene fatto dal luglio 2017, da quando cioè la società proprietaria del palazzo in via Fucini ha ricevuto l’omologa del concordato preventivo. Probabilmente sarà l’ultimo, se - come sperano tutti, a partire dal commissario giudiziale Michele Agostini - le reti elettrosaldate che sono state inserite sugli accessi alla struttura, reggeranno i colpi dei tanti disperati che in quelle stanze mai finite di costruire, avevano trovato rifugio.

Ieri mattina il personale della polizia municipale di Grosseto, insieme all’assessore alla Sicurezza Fausto Turbanti sono tornati nel cantiere insieme agli operai per chiudere - si spera per sempre - uno dei tanti buchi neri della città. Una zona franca dove anche durante la notte prima dell’arrivo dei muratori i vicini hanno sentito le urla delle discussioni, innescate probabilmente dal troppo alcol consumato in quello stabile. Negli appartamenti che la Sice srl, società in liquidazione, aveva cominciato a costruire nel 2006, vivevano in tanti: quasi tutti nordafricani, che si accontentavano di un giaciglio su un materasso per terra e di stanze vuote, senza acqua né luce dove fare i propri bisogni. Alcune stanze erano state adibite a “lavanderie”, con stendibiancheria e panni lavati chissà dove e poi messi lì, tra lo sporco, ad asciugare.

Dall’inizio del cantiere in via Fucini, dove sarebbero dovuti sorgere appartamenti completi di garage, la società che è stata ammessa al concordato preventivo ha fatto in totale tre interventi, per un totale di circa 20mila euro spesi di tasca propria, per ottemperare alle ordinanze del Comune che più volte ha ricevuto esposti da chi abita nei palazzi vicini, preoccupati da quel continuo viavai di uomini e ragazzi. Durante uno dei sopralluoghi effettuati dalla società, in una stanza erano stati ritrovati una quindicina di portafogli che furono consegnati alla polizia per essere riconsegnati ai legittimi proprietari.

È una vicenda che racconta la crisi economica che si è mangiata speranze e prospettive a Grosseto, quello del palazzo di via Fucini. Cominciata con la difficoltà a vendere gli appartamenti e con le scadenze delle rate del mutuo per finanziare l’operazione. I debiti ammontano a poco più di 5 milioni di euro e lo stabile, lo scorso 20 dicembre è finito all’asta. Nessuno però si è fatto avanti per acquistarlo e portare a termine i lavori, provano poi a vendere gli appartamenti.

Ora il palazzo di via Fucini è stato blindato, nella speranza che i disperati che lo hanno abitato fino a ora non trovino un sistema per entrare. Davanti allo stabile, c’è ancora l’ex Garibaldi, dove qualcuno nel corso degli anni ha trovato rifugio, così come nelle stanze del residence in costruzione ai Crespi o nei palazzi del Consorzio Etruria in via de’ Barberi. —

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