Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, comitati e M5s chiedono gli ispettori

Francesca Ferri
Inceneritore, comitati e M5s chiedono gli ispettori

inquinamento della piana: consegnato un dossier al ministero 

3 MINUTI DI LETTURA







. Come è possibile che la Regione autorizzi il riavvio dell’inceneritore di Scarlino se addirittura il ctu nominato dal Tribunale dichiara che l’impianto, così com’è oggi, brucia i rifiuti in modo non conforme alle regole? Com’è possibile che un impianto così sia stato autorizzato in un’area inquinata e mai definitivamente bonificata? E come mai queste bonifiche non sono state imposte a chi ha inquinato?

Dopo anni di battaglie in tribunale – e con molti fronti ancora aperti – e in attesa della riapertura dell’impianto, Forum Ambientalista, Comitato per il no, Comitato Bruna e Sos Piana di Scarlino, con due rappresentanti del M5s, riescono a portare il caso dell’inceneritore di Scarlino, dell’inquinamento della piana e delle bonifiche parziali o mai realizzate, all’attenzione del Ministero dell’Ambiente.

Martedì mattina, in un’ora di colloquio, il portavoce del Forum Ambientalista Roberto Barocci, quello del Comitato per il no, Ubaldo Giardelli, con i consiglieri comunali M5s di Follonica Tiziano Gianfaldoni e Gabriele Cecchini, hanno consegnato un corposo dossier direttamente sulla scrivania del capo della segreteria tecnica del ministero, Tullio Berlenghi, e della funzionaria Sara Palombi, ingegnera, e hanno fatto due precise richieste: che il ministero riconosca la piana di Scarlino tra i siti di interesse nazionale a causa del suo inquinamento, e che invii i suoi ispettori tecnici a fare una verifica tecnico giuridica delle autorizzazioni rilasciate all’inceneritore, le ultime date dalla Regione. Perché il fronte contrario all’impianto ne è certo e lo dice da anni: a dispetto della “favola” della Toscana incontaminata, la piana di Scarlino è una bomba ecologica.

Ieri mattina a Grosseto comitati e M5s hanno convocato una conferenza stampa per riferire dell’incontro, che è stato possibile grazie a Gianfaldoni e Cecchini ed è nato a seguito dell’ultima autorizzazione rilasciata dalla Regione a luglio.

«Ad agosto – spiega Cecchini – abbiamo inviato una prima segnalazione ai Ministeri dell’Ambiente e della Salute per segnalare quella che per noi è una grave situazione per la salute e per la Piana. A seguito della segnalazione il Ministero ha chiesto spiegazioni alla Regione. Siamo quindi riusciti a ottenere l’incontro coinvolgendo i nostri parlamentari Riccardo Ricciardi e Chiara Gagnardi. Già questo è un risultato importante, ma siamo fiduciosi che ci saranno anche conseguenze importanti. Grazie alle associazioni ambientaliste abbiamo potuto lasciare un dossier corposo, dettagliato e difficilmente contestabile». «Era importante far arrivare questa questione a chi di dovere e accendere un faro a livello tecnico e politico», ha aggiunto Gianfaldoni, insistendo sulle responsabilità politiche delle amministrazioni locali e regionali. Il Comitato per il no, dal canto suo, ha portato all’attenzione del ministero i preoccupanti dati sanitari.

A detta della delegazione maremmana, i funzionari hanno ascoltato attentamente e hanno riferito che il Ministero non conosceva la situazione della Piana. A questo punto non resta che aspettare che il dossier venga analizzato. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze