Sicurezza
«Forni non a norma Il ctu ci dà ragione»
Il Forum Ambientalista porta a Roma anche le conclusioni dell’esperto del tribunale che conferma lo studio del Cnr
grosseto. «Si ritiene che vi siano fondati elementi e dati tecnici oggettivi per concludere che l’impianto oggetto di causa non possa svolgere l’attività di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti nel pieno rispetto della norma».
L’impianto è l’inceneritore di Scarlino e dietro quel «si ritiene» c’è il consulente tecnico d’ufficio, ingegnere Paolo Grandinetti, nominato dalla giudice Paola Caporali nella causa civile di richiesta danni per circa 3 milioni di euro, intentata da Scarlino Energia contro l’ingegnere Paolo Rabitti, all’epoca membro della commissione di inchiesta voluta da Leonardo Marras (Pd).
Un punto a favore del fronte contrario all’impianto che vede qui una conferma di quanto sostiene da anni e che il Cnr di Napoli ha recentemente, a sua volta, confermato: i forni dove bruciano i rifiuti non avrebbero le caratteristiche tecniche perché i fumi restino abbastanza a lungo (la legge prevede 2 secondi) alla temperatura necessaria (850 gradi) per abbattere le diossine.
Anche questo documento è stato presentato ieri alla conferenza stampa di Forum Ambientalista, Comitato per il no all’inceneritore e M5s. «Ci sono due procedimenti civili aperti – spiega Roberto Barocci, portavoce del Forum Ambientalista – entrambi con consulenze definitive. Questa è una di quelle; è già passata al vaglio delle osservazioni delle parti e la giudice si è riservata di pronunciare la sentenza. L’altra è quella della class action, in attesa di essere osservata». Barocci fa notare che lo stesso ctu del tribunale cita come legge di riferimento il decreto legislativo 133 del 2005 «vigente all’epoca degli eventi di causa». «Questo significa – dice Barocci – che il problema non si pone oggi, ma risale al 2005. Pertanto l’inceneritore ha smaltito rifiuti non a norma. E qualcuno dovrà risponderne».
La sentenza, ovviamente, spetta al tribunale. E anche se questa consulenza conforta gli ambientalisti, per loro resta comunque l’amarezza. Un po’ per i tempi lunghi della giustizia, «elefantiaci», dice Barocci. E un po’ – anzi molto – perché nel momento in cui è stata chiamata ad autorizzare la ripartenza dell’impianto, la Regione non ha preso in considerazione la questione dei forni e i dubbi da sciogliere sulla conformità o meno alle norme. Eppure già all’epoca non solo gli ambientalisti avevano più volte invocato il principio di precauzione, ma il Cnr si era pronunciato.
Il capogruppo Pd in Regione Marras era anche riuscito a vedersi approvare all’unanimità la mozione che impegnava la Regione ad ascoltare in commissione ambiente il Cnr di Napoli. Ma non risulta che quell’audizione sia mai avvenuta. — F.F.
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