Il Tirreno

Grosseto

Quell’attitudine alla riffa per ripagarci degli urti della vita

stefano adami
Quell’attitudine alla riffa per ripagarci degli urti della vita

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stefano adami

L’italiano, a quanto pare, ama il gioco. No, non nel senso che è pacioccone, coccolone, gattone, orsacchiottone. Nel senso che azzarda. Nel senso dell’amore per la scommessa, per la puntata. Sotto sotto, l’italiano è convinto che il senso profondo della vita sia la riffa. E allora, giochiamocela. Scendiamo in campo. Tiriamo i dadi. Grattiamo. Nominiamo il cavallo.

I dati che si trovano oggi su queste pagine dimostrano poi che l’abitante della Toscana meridionale rientra in pieno in questa forma di italianità. Anche il maremmano, infatti, anche il grossetano punta, azzarda, allunga la sua giocata nella segreta speranza di vincere, di cambiare la sua vita. Di poter passare tutto il resto dei suoi giorni in vacanza. Senza tornare più. Alla faccia dei parenti e dei colleghi di lavoro. Oppure no, oppure è il semplice amore per la sfida, per un gesto non calcolato, per la risalita della corrente. Un gesto gratuito (mica tanto, si fa per dire).

Chi lo sa. Non lo dite, però, ad Udo Gumpel, l’inflessibile corrispondente tedesco dall’Italia. Lui è già geneticamente convinto che gli italiani considerino la Germania il proprio bancomat, figuriamoci se scorre questi dati. Si cementa l’idea dell’italiano sventato giocatore. Italiano azzardato. Coi soldi tedeschi, è implicito. Ma la partecipazione della piccola città e dintorni a questo costume nazionale non stupisce più di tanto.

La provincia, la noia della provincia, è il brodo di coltura classico del gene scommettitore. In provincia il piatto non piange mai. Molti adulti di oggi ricorderanno le storie narrate a mezza voce tra i babbi, del professionista che si sedeva una notte d’inverno al tavolo da gioco, si rialzava all’alba di due giorni dopo, e lo studio professionale, ereditato dal povero babbo, ahimè, non era più suo. Molti ricorderanno d’aver carpito brani di storie di provinciali partiti in macchina, stretti più delle sardine, per Montecarlo o Campione d’Italia, coi soldi messi da parte dalle mogli per le vacanze estive, e tornati senza vacanze, e senza macchina. Con le mutande conservate solo per evitare l’arresto.

Certo, oggi i giochi son di tutt’altra pasta. Anche in quest’angolo di Toscana. Ora si gratta. Si dà un colpo di polso al braccio metallico di una macchinetta. Si digitano numeretti un po’ dappertutto. Nella speranza di essere ripagati millanta volte tanto. Di essere ripagati per tutti gli urti della vita. Forse è così gli italiani considerano anche il voto elettorale, come una riffa, una puntata. Questo renderebbe chiare di colpo tante cose. –



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