Sicurezza
Nuove regole per aprire attività: «È un caos»
Interrogazione di De Martis sulle prescrizioni: «Che differenza c’è tra prodotti d’eccellenza e della tradizione italiana?»
Il nuovo regolamento con cui la giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna punta a garantire maggior decoro nel centro storico di Grosseto non convince l’opposizione al governo cittadino. Tant’è che il consigliere della Lista Mascagni Sindaco, Carlo De Martis, ha appena presentato un’interrogazione che, in particolare, accende i riflettori, sulla parte del regolamento che norma l’apertura di nuove attività. Secondo De Martis, l’individuazione delle tipologie merceologiche ammesse per consentire l’apertura di nuove attività nel centro storico sarebbe eccessivamente caotica tanto da scoraggiare potenziali imprenditori, anche alla luce delle sanzioni previste per chi risultasse non in regola: incorre in «sanzioni pecuniarie e accessorie con conseguente chiusura immediata dell’esercizio» – si legge al comma 4 dell’articolo 3 del nuovo regolamento per la tutela e il decoro del centro storico – chi non rispetta le prescrizioni.
Nel mirino di De Martis, dunque, entra l’articolo 3, comma 1, del nuovo regolamento. È qui che dalla lettera a alla lettera e sono specificate le tipologie merceologiche ammesse. Si parla di: prodotti del territorio e/o di filiera corta; di prodotti a filiera corta e/o di prodotti tipici toscani o dell’eccellenza e tradizione italiana; di attività artigianali alimentari della tradizione italiana; di prodotti della tradizione italiana per oltre il 50% della superficie di vendita. «Mi chiedo che cosa si intenda per ogni singola categoria – nota De Martis – Si parla di prodotti dell’eccellenza e della tradizione italiana ma anche (solo) di prodotti della tradizione italiana (quindi non “eccellenti”): se ne deduce che siano due categorie differenti. Ebbene, se io sono un imprenditore e devo mettere a punto un progetto d’impresa, devo sapere con estrema precisione cosa posso vendere e cosa no, anche perché se sgarro mi chiudono l’attività. O, forse, dovrò attendere che la polizia municipale venga con il metro a misurare la superficie di vendita dedicata a una categoria merceologica per scoprire se sono in regola? Chi è il pazzo che apre un’attività senza sapere cosa può vendere? » .
De Martis chiede dunque delucidazioni al sindaco e alla giunta e porta ad esempio il regolamento sul decoro urbano messo a punto dal comune di Firenze nel 2016 e che rimanda ad un disciplinare ad hoc: «A Firenze – spiega De Martis – non solo sono stati individuati in modo rigoroso i prodotti da porre in vendita in via preferenziale, ma neppure ci si è azzardati a discorrere di “italianità”, bensì di prodotti di filiera corta e comunque tipici della tradizione fiorentina e toscana. Inoltre a Firenze si contemplano deroghe e si introducono meccanismi premiali per chi promuove i prodotti locali, evitando di ridurre tutto a a limitazioni e divieti. Peraltro a Firenze l’esigenza di una regolamentazione può avere sensatezza, lì c’è la fila per prendere un fondo in centro (dai mega McDonald’s ai micro kebabbari), a Grosseto dal centro la gente scappa, e neppure gli imprenditori stranieri vi si avvicinano».
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