Il Tirreno

Grosseto

PALCO 9 

Il coniglio Harvey, amico immaginario Pazzia, fantasia e bisogni inconfessati

Il coniglio Harvey, amico immaginario Pazzia, fantasia e bisogni inconfessati

Riparte il ciclo dedicato al teatro amatoriale. Il Laboratorio Ridi Pagliaccio ha ripreso la commedia di Mary Chase premio Pulitzer nel 1945 

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GROSSETO. Non c’è modo migliore per iniziare un nuovo percorso se non quello di farlo con qualcosa che faccia sognare. Così, stasera alle 21, per la terza stagione di Palco 9, la trasmissione che Tv9 dedica al teatro amatoriale, la prima commedia che sarà messa in onda sarà “Harvey”, di Mary Chase, in un allestimento del 2012 del Laboratorio Teatrale Ridi Pagliaccio, per la regia di Giacomo Moscato.

«Mary Chase – spiega Moscato – è un’autrice nota proprio per questa commedia che scrisse nel 1944 e che, nel 1945, le valse il Pulitzer per la drammaturgia. Un successo di Broadway, e anche un successo cinematografico, nel 1950: Harvey – dice ancora Moscato – è una storia bella, divertente, filosofica, la storia di un matto, Elwood P.Dowd, che ha un amico immaginario, Harvey appunto, un coniglio alto un metro e 87 centimetri».

Elwood va sempre in giro con il coniglio, lo presenta a tutti... è matto, ma non pericoloso, anzi, è particolarmente gentile ed amabile, «tra essere furbi o amabili – dice in una delle sue battute – ho smesso da molto tempo di essere furbo, ho preferito essere amabile». Ma il problema è che «avere un matto in famiglia, seppure non molesto, porta discredito – spiega ancora Moscato – e sua zia Veta decide di rinchiuderlo in una casa di cura. Per un equivoco, alla fine è la zia che viene rinchiusa e da lì tutta una serie di gag divertenti e di riflessioni molto profonde che questa commedia suscita».

Laura Luzzetti Amerini, che nella commedia interpreta proprio zia Veta, sottolinea che Elwood è sì un matto «ma in realtà è il diverso da tutti, l’amico fidato, fedele, quello che fa sognare... e se non ci fossero i sogni – dice – cosa sarebbe la vita». «Secondo me – dice Laura Sbrana Adorni, miss Kelly, l’infermiera della casa di cura – il coniglio lo vediamo tutti e non lo ammettiamo, tutti hanno avuto un amico immaginario: è una sorta di coscienza, il desiderio di avere accanto qualcuno che è fuori dalla norma. Chi non riesce a vederlo è perché è talmente preso dalla realtà, ma poi scopre di aver bisogno di vedere il coniglio, di qualcosa che lo porti lontano dalla realtà, a vivere la propria fantasia».

E Elmood traduce bene questo bisogno. «Io ho combattuto con la realtà per molti anni – dice parlando con lo psichiatra – e sono lieto di poter annunciare che ho finito per vincerla, uscendone fuori». Come regista Moscato ha voluto lavorare su ritmi contrastanti: quello di Elwood, da lui interpretato, più lento, in controtempo rispetto agli altri. «È un personaggio che ho amato e amo alla follia – dice – e l’ho impostato con un ritmo tutto suo. Volevo far percepire che tutti i personaggi vivono una vita agitata, frenetica, piena di pensieri che si manifesta con un ritmo caotico, mentre il protagonista viaggia su un binario parallelo, una vita parallela, la vita del sogno, ha ritmi tutti suoi» e per gli attori non è stato facile. Ma il risultato deve esserci stato, se ancora oggi, tra chi ha visto la commedia a teatro, c’è chi giura di aver visto Harvey sul palcoscenico. Vai a spiegare che non c’era... o forse sì. —

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