Il Tirreno

Grosseto

«Grosseto non è un’isola felice Prime discriminazioni in famiglia»

F.F.
«Grosseto non è un’isola felice Prime discriminazioni in famiglia»

Bianca Baccetti, portavoce del collettivo “Non una di meno”, smonta il cliché della cittadina immune dalla violenza di genere 

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la solidarietà

«Tutta la nostra solidarietà ai ragazzi. Che questa esperienza non vi atterrisca, ma vi renda più forti e più uniti. Siamo tant* ad essere con voi».

Il collettivo “Non una di meno” di Grosseto stringe in un ideale abbraccio i due ragazzi di 16 anni vittime di discriminazione omofoba.

Nato l’8 marzo 2017 in occasione dello sciopero generale che riempì le piazze di tutto il mondo, il collettivo grossetano smonta il pregiudizio della «tranquilla Grosseto, l’oasi di provincia dove sembrerebbe non succedere mai niente».

«Io sono operatrice del centro antiviolenza Olympia De Gouges – spiega Bianca Baccetti, portavoce del collettivo – e vedo cosa c’è a Grosseto. Quando è accaduta quella tremenda aggressione alla signora in via Saffi, su Facebook ho letto cose del tipo: “Non era mai successo niente del genere e, la prima volta che accade, è ad opera di uno straniero”. Ma la gente non ha la percezione di quel che succede veramente dentro le case. Le discriminazioni sono nelle famiglie. Magari non aperte e dirette come quella ai danni di questi due ragazzi. Magari sono più impercettibili. Ma hanno enormi ricadute sulle vite delle persone. Non diciamoci che a Grosseto va tutto bene». “Non una di meno” nasce come argine contro la violenza di genere degli uomini sulle donne.

«Ma come movimento – aggiunge Bianca – siamo contro ogni forma di discriminazione e la violenza omofoba è una violenza di genere che esce dal concetto “etero normato”».

Il collettivo ha lanciato un messaggio su Facebook ai due ragazzi. «Sono passati in un attimo da un momento di allegria, affetto e spensieratezza alla dura realtà dell’omofobia», si legge nel post. «L’omofobia esiste, è violenta e non è tollerabile. Non ci pieghiamo né alla vergogna, né alla paura». E a chi si trova vittima di discriminazione, Bianca ricorda che a Grosseto ci sono luoghi dove chiedere aiuto. «Ci siamo noi – spiega – ci sono la Rete delle donne, con cui collaboriamo, il Centro antiviolenza, la Rete antidiscriminazione.

Per chi vuole mettersi in contatto con il collettivo, ci sono la pagina Facebook Non una di meno Grosseto e l’indirizzo della Rete delle donne retedelledonne.gr@gmail.com. —

F.F.

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