La protesta
Soddisfazione, amarezze, timori Massimiliano Frascino racconta
Il presidente: «Una soluzione cercata per anni. Bene, ma se penso che paghiamo più noi dei concessionari degli stabilimenti balneari...»
L’INTERVISTA
Una svolta, una nuova difficile sfida: Massimiliano Frascino – ideatore, anima e presidente di Fondazione il Sole – all’alba del 2019 fa il punto di tanti anni di battaglie, di entusiasmi e di amarezze, e guarda al futuro. Tra voglia di sognare ancora e forti preoccupazioni.
«Ci provavamo da sei anni», dice Frascino. «L’acquisto del terreno per Fondazione è un giro di boa. Il terzo dopo quello del 2002 -2005, quando avviammo il fundraising e ci facevamo conoscere dalla città; e dopo il biennio 2014 - 15, quando la Fondazione è diventata un global contractor, un soggetto che riesce a dare le risposte complessive alle famiglie per il durante e dopo di noi, 365 giorni l’anno. Oggi seguiamo più di 90 persone e ad altre dobbiamo dire no, perché non ce la facciamo. Non voglio fare il sovranista – scherza il presidente – ma finalmente diventiamo padroni a casa nostra, creando le condizioni per patrimonializzare a Fondazione e cancellando una spesa improduttiva. Per tutto questo ringrazio sindaco, vicesindaco, gli assessori ai tributi e al patrimonio, i dirigenti Festeggiato e Bernardini e tutti coloro che si sono adoperati in Comune per questa soluzione».
In ogni caso per anni dovrete versare decine di migliaia di euro per il mutuo: non c’erano altre strade? E soprattutto, è normale che chi fa quello che fate voi non abbia strade privilegiate?
«Quando nel 2004 firmammo la convenzione il Comune valutò il canone oneroso e ci applicò uno sconto, poi sono subentrati obblighi imposti dalla Corte dei Conti. Potevamo fare altro? Sì: avremmo potuto incatenarci sotto il Comune e buttarla in caciara, come in altre parti d’Italia; o magari affrontare un contenzioso legale. Invece abbiamo discusso fra di noi e abbiamo scelto la strada della responsabilità: no al pietismo, no al conflitto, perché i problemi non aspettano».
Cioè?
«Abbiamo voluto non fare leva su vittimismo e autocommiserazione, perché così si danneggiano in primis le persone disabili, che vanno rappresentate con dignità e non strappando lacrime. Poi è nostro interesse collaborare con il Comune: Fondazione è oramai un’istituzione cittadina che durerà oltre chi l’ha fondata. Certo, a un soggetto del terzo settore che opera nella logica della solidarietà sarebbe andata meglio una concessione a titolo non oneroso o la cessione del terreno a prezzo simbolico. Ma questo è il paradosso di un Paese che, nello stesso territorio, da una parte costringe una onlus che accoglie persone disabili gravi a versare 13mila 500 euro di canone l’anno, e dall’altra dà concessioni demaniali a privati per uno stabilimento balneare a 8mila euro per 10mila metri quadri di spiaggia pubblica da mettere a profitto».
Il Sole è sempre stata una piccola “macchina da guerra”, nel reperimento di fondi. Ora però l’impegno cresce: come pensate di fare?
«Innanzitutto proporrò di tassarci tutti per ridurre il mutuo. Serve dare risposte ai bisogni e caricarsi dei problemi in una logica di sussidiarietà. Noi abbiamo uscite per 600mila euro l’anno e solo un quarto delle nostre entrate arriva da contributi pubblici. Ci siamo presi la briga di fare il salto da semplice gruppo di volontari a onlus che è al tempo stesso impresa sociale: 15 persone assunte a tempo indeterminato col contratto nazionale; 6 a tempo determinato e altre 3 a partita Iva. È chiaro che la buona volontà non basta più. I soldi che i grossetani ci destinano, dunque, si traducono in un servizio sociale e creano posti di lavoro».
È la polemica di questi giorni a proposito di possibili aggravi di tasse sul terzo settore, per qualcuno spesso profit mascherato...
«Visione moralista e codina di chi non conosce il mondo reale. Se tu riconosci il lavoro con un giusto compenso, le persone che lavorano sono motivate. Questo è un lavoro difficile, in cui non puoi trattare le persone come pacchi se no tradisci le persone e l’etica. Oltretutto noi ci prendiamo carico di disabilità psichiche, intellettive, relazionali, multidisabilità e persone con problemi psichiatrici. Insomma, persone non autosufficienti anche se camminano. Persone che hanno difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno, ad autodeterminarsi compiutamente. Situazioni che a gestirle è complicato in termini organizzativi e molto oneroso in termini economici».
La città, il territorio, vi sono sempre stati comunque molto vicini...
«Il fundraising strutturato funziona. Vuol dire che c’è un tessuto cittadino che risponde. L’aspetto bello è che noi abbiamo il sostegno anche di tanti che non vivono direttamente il problema, ma ne capiscono la rilevanza. E mai basterà il ringraziamento a singoli, associazioni e aziende che ci sostengono da anni nella logica della responsabilità sociale».
Ma lei, dopo vent’anni, non è stanco di questa perenne battaglia soda?
«Io non farò presidente a vita, al massimo un altro mandato dopo questo. Per due motivi. Il primo è di principio: Fondazione è diventata ormai un’istituzione cittadina ed è sbagliato legare un’istituzione per troppo tempo a una persona. Già da anni penso al dopo di me. E poi sì, io sono stanco: la disabilità mi ha insegnato che ognuno di noi ha limiti anche fisici. Questo mandato e basta. Se poi viene qualcuno anche prima, sono pronto a farmi da parte subito». —
Emilio Guariglia
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