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Poggetti Vecchi, la scoperta su Archeologia Viva
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Dopo essere apparsa un anno fa sulla prestigiosa Proceedings of the National Academy of Sciences, la rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, l’epocale scoperta dei Poggetti Vecchi, fatta dal team guidato dall’archeologa Biancamaria Aranguren e raccontata dal Tirreno il 6 febbraio 2018, approda sulle pagine di Archeologia Viva.
L’articolo porta la firma della stessa Aranguren, ex funzionaria della Soprintendenza archeologica di Siena, Grosseto e Arezzo, e delle colleghe Silvia Florindi dell’Università di Chieti e Anna Revedin dell’Istituto Italiano di Storia e Protostoria. Come anticipato dal Tirreno poco meno di un anno fa, ai Poggetti Vecchi, nella campagna vicino a Roselle, in un’area dove sin dalla notte dei tempi c’è acqua calda termale, mentre si stava scavando per realizzare una piscina termale vennero alla luce resti di elefanti preistorici e manufatti. La bellezza delle zanne rinvenute e la curiosità di questo sito termale per uomini di Neanderthal, eclissò lì per lì gli strumenti in legno.
Le successive ricerche hanno invece permesso di trarre proprio da questi ultimi degli elementi di sorprendente interesse. Si è infatti potuto scoprire che i bastoni in legno, usati per stanare gli animali, erano stati forgiati con il fuoco. E proprio qui sta la scoperta epocale: non si sa quando di preciso l’uomo abbia imparato a fare da solo il fuoco perché è difficile trovare strumenti in legno così antichi. A Poggetti Vecchi, invece, il terreno intriso di acqua termale ne ha permesso la conservazione. E il loro ritrovamento ha consentito di fissare almeno un momento – gli strumenti risalgono a 171mila anni fa – in cui gli uomini sapevano conservare e maneggiare il fuoco per creare degli strumenti. —F.F.
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