Sicurezza
Anziana muore, la nipote: «L’Asl non risponde»
Una signora di Castel del Piano, Adalgisa Serra, di 97 anni, è morta due mesi fa all’ospedale di Massa Marittima dove era stata trasferita dall’ospedale di Castel del Piano, vivendo un calvario che la nipote definisce «indecoroso». Dopo il fatto, proprio la nipote, Arianna, scrive al direttore dell’ospedale Misericordia di Grosseto Daniele Lenzi per raccontare il drammatico trattamento subito.
«Vorrei sapere se ho ragione o torto, non perché voglia rivendicare alcunché legalmente, ma per dare un senso alla morte di mia nonna, se pur consapevole che sarebbe presto arrivata, e affinché questo trattamento non sia riservato a nessun’altra persona», scriveva Arianna nella sua mail.
Trascorsi due mesi, nessuna risposta da parte della direzione a una lettera scritta il 29 ottobre, per cui Arianna torna a scrivere il 2 gennaio. Ma stavolta rende pubblica la vicenda.
«In quella mail – spiega – le avevo chiesto “cortesemente” una risposta relativa a quanto accaduto alla mia nonna che è stata fatta morire in maniera indecorosa all’ospedale di Massa Marittima».
Arianna contesta sia i motivi del trasferimento sia le decisioni dei medici dell’ospedale di Castel del Piano.
«A distanza di oltre due mesi – spiega – non mi ha degnato neanche di una breve risposta. Il suo silenzio conferma semplicemente il suo distacco dal mondo che dirige».
Così scrive per la seconda volta a Lenzi, la nipote, che nell’email del 29 ottobre aveva descritto il fatto.
In sintesi, la signora Adalgisa, colpita da ictus, il 20 ottobre alle 20,30, era stata trasportata al pronto soccorso di Castel del Piano dove la dottoressa di turno aveva comunicato ai familiari la necessità di un ricovero per i controlli necessari. Ricovero non possibile a Castel del Piano dove c’era un solo posto libero nel reparto uomini.
Viene dunque deciso il trasferimento a Massa Marittima, a circa 80 chilometri di distanza. I parenti chiedono di sistemare la signora Adalgisa nel letto di Castel del Piano, ma questo viene rifiutato.
«Sembra, perché la “dignità” del malato veniva in tal modo lesa», commenta la nipote.
All’1 di notte Adalgisa viene trasferita a Massa in condizioni gravi. «All’arrivo è stata “sbarellata” tre volte dall’autoambulanza perché gli accessi erano chiusi – raccontava nella sua mail la nipote della defunta –. Alla fine è stata scaricata davanti all’ingresso principale e le hanno fatto fare circa 100 metri all’aperto fino alla porta d’ingresso».
Adalgisa alle 22,20 della domenica è morta. «È vero che avrebbe compiuto fra poco 97 anni – dice la nipote – ma non credo che questo possa giustificare un trattamento di maggiore indifferenza nei confronti del malato. È stato forse più dignitoso farle subire un viaggio di un’ora e mezzo in ambulanza per farla morire a Massa Marittima? Se il medico aveva compreso la gravità della situazione non sarebbe stato più dignitoso farle occupare un posto nel reparto uomini? Quel maledetto posto disponibile doveva per legge essere occupato da un’urgenza in modo obbligatorio o il medico aveva effettivamente discrezionalità nel poter decidere su un caso grave che però non ha neanche personalmente valutato? Sarebbe stato più dignitosi e non per mia nonna, ma per i medici che l’hanno assistita consigliarci di portarcela a casa».
La nipote attende ancora una risposta dal direttore, per lo meno alla sua seconda mail. —
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