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Ragazzini gay cacciati dalla festa, parla il capo della sicurezza: "Non è omofobia, solo fraintendimento"
Alessandro Rovani difende il buttafuori della sua agenzia: "Mi scuso a prescindere. Anche lui è stato insultato"
GROSSETO. «Nessuno dei ragazzi può aver detto una cosa del genere. Il ragazzo in questione non parla benissimo l’italiano; possono averlo interpretato male».
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Nega, minimizza ma chiede anche scusa «a prescindere» Alessandro Rovani, titolare dell’agenzia di sicurezza privata del cui staff fa parte il buttafuori che, la sera di San Silvestro, in una festa privata vicino a Grosseto, ha allontanato due ragazzini gay con strattoni e una frase udita da molti testimoni: «Qui uomo e uomo non è ammesso». Solo grazie all’immediato intervento degli organizzatori del party, che hanno parlato con l’operatore di sicurezza, i due sono potuti rientrare.
L’episodio ha comunque lasciato di stucco gli amici e le amiche della coppia, che hanno assistito alla scena, protestato e raccontato l’accaduto una volta a casa.
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Anche la famiglia di uno dei ragazzi ha avuto un colloquio di chiarimento con gli organizzatori.
Uno di questi ieri al Tirreno ha dichiarato che non c’è stato alcun tipo di indicazione al buttafuori rispetto a eventuali interventi nei confronti di ospiti gay e che, anzi, i due ragazzi gay sono degli amici.
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«Il comportamento dei ragazzi alle feste è sempre lo stesso – spiega oggi Rovani –. Se hanno atteggiamenti troppo intimi io vado e li invito a interromperli. Io mi sono chiarito con lo staff, ho parlato con tutti quanto. In questo caso il lavoro è stato fatto normalmente. Nessuno però ha detto che il nostro ragazzo, che è di colore, si è preso dei violenti insulti razziali».
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Quanto alle parole che i presenti riferiscono di aver sentito pronunciare al buttafuori, Rovani nega: «Nessuno dei nostri può aver detto una cosa del genere; se i testimoni me lo riferiscono ufficialmente li porto in tribunale». Poi prova a dare una spiegazione: «Un fraintendimento», dice, dovuto a un «italiano non perfetto» e «perché sono ipersensibili loro, e qualsiasi cosa venga detta la prendono in quel senso. Un problema preconcettuale».
Rovani fa inoltre notare che la sua agenzia – da anni nel settore, con duecento uomini, e che la stessa sera del 31 aveva affidata anche la sicurezza di piazza del Plebiscito a Napoli – lavora abitualmente anche per eventi gay friendly.
Incomprensioni verbali, suscettibilità: eppure è un dato di fatto che i due ragazzini protagonisti, 16 anni, ci siano a dir poco rimasti male.
«Laddove si fossero verificate indelicatezze e disattenzioni ci scusiamo – conclude Rovani – ma non è né nostra cultura né abitudine e usanza avere atteggiamenti di questo tipo, né è ragionevole e intelligente un atteggiamento omofobo. È stato detto qualcosa che è stato interpretato male in un italiano non perfetto». —
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