Sicurezza
Neonato muore all’ospedale dopo il parto: ventidue indagati
I sanitari hanno tentato il cesareo, la testa del piccolo incastrata tra le ossa pelviche: la mamma ricoverata in Rianimazione
GROSSETO. È un lutto che si sovrappone alla vita in un’opposizione di aspettative, idee e sentimenti assolutamente devastante. Alex aveva già il corredino pronto, le tutine colorate, la culla dove avrebbe dormito nella sua casa di Caldana, circondato dall’amore di babbo Andrea e mamma Natalya. Sarebbe tornato a casa con loro durante i giorni di festa. Invece, il corpicino del bambino è all’obitorio dell’ospedale Misericordia, dove lunedì si svolgerà l’autopsia: il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ha dato l’incarico ai consulenti Mario Gabbrielli, titolare della cattedra di Medicina legale all’Università di Siena e Franco Carboni, ginecologo della casa di cura Fabia Mater di Roma. Esame che servirà a capire se ci siano state responsabilità per la morte del piccolo, nato il 26 dicembre e morto nonostante i tentativi di rianimazione andati avanti per lunghissimi minuti. Nella sala operatoria è stato fatto tutto il possibile per far battere il cuoricino del piccolo. Una corsa contro il tempo che si è interrotta soltanto quando i medici hanno capito che non potevano fare più nulla. Sono 22 i nomi iscritti nel registro degli indagati, tra medici, ostetriche e personale che lavora in reparto. Tutti professionisti che il giorno di Santo Stefano ha cercato di salvare quel bambino.
Natalya Onyshuck, la mamma di origini ucraine di 31 anni, è arrivata al Misericordia, accompagnata dal marito Andrea Bellinghieri pronta a provare la gioia più grande per ogni donna che desidera un figlio. Era il 24 dicembre quando la donna è stata ricoverata. Stava bene e il parto sembrava imminente e senza alcuna complicazione sia nelle fasi di pre - travaglio che durante il travaglio vero e proprio. Quando Alex era pronto per venire alla luce e la dilatazione della donna avrebbe permesso il parto naturale, il personale sanitario si è accorto che il piccolo non riusciva a scendere e così è stata attivata la sala operatoria per farlo nascere con il parto cesareo. È stato in quel momento che i medici si sono resi conto che la testa di Alex era rimasta incastrata tra le ossa pelviche della mamma. Un caso rarissimo. Chi era nella sala operatoria ha fatto tutto il possibile per far nascere il bambino e per salvargli la vita. Non è stato sufficiente, nemmeno dopo i lunghissimi tentativi di rianimazione.
Nei confronti delle ventidue persone raggiunte dall’avviso di garanzia è stata formulata l’ipotesi di omicidio colposo commesso nell’esercizio della professione sanitaria.
La mamma del bambino è stata poi trasferita nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Grosseto per precauzione: non era in pericolo di vita ma durante l’intervento aveva perso molto sangue.
Dall’ospedale è arrivata la segnalazione alla Procura che ha aperto un fascicolo per accertare se ci siano state responsabilità durante il parto o se invece, per il piccolo, non ci sarebbe stato nulla da fare.
Lunedì è fissata l’autopsia e - una volta depositata la consulenza tecnica irripetibile - potranno arrivare le prime risposte. Parole, quelle dei consulenti, che non serviranno a lenire un dolore così grande. A cancellare quel lutto che non trova casa, tanto è il dolore per la perdita di un figlio. Un dolore innaturale, che pone i genitori di fronte a quell’obbligo di sopravvivere a un bambino che sarebbe dovuto diventare grande, che avrebbe dovuto guardare il mondo con i suoi occhi. L’Asl si è subito fatta carico dell’evento, mettendosi, come sempre, a piena disposizione dell’autorità giudiziarie. «Stiamo seguendo la vicenda con attenzione e dalla verifica interna effettuata, ad oggi, la procedura messa in atto risulta rispettosa dei protocolli clinici - dicono dalla direzione aziendale - Siamo tutti vicini alla famiglia in un momento così doloroso e riponiamo completa fiducia nell’operato del nostro personale che ogni giorno dà il massimo sia dal punto di vista professionale che da quello umano».
GLI INDAGATI. Sono 22 le persone raggiunte dagli avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Grosseto con l’ipotesi di omicidio colposo commesso nell’esercizio della professione sanitaria. Ventidue professionisti, tra medici, ostetriche e ferristi che hanno tentato in ogni modo di salvare la vita al piccolo Alex. Gli indagati sono: Rita Puzzuoli, 54 anni, Gabriella Malagnino, 56 anni, Giulio Rispoli, 62 anni, Chiara Ferrata, 36 anni, Alberto Baffa, 39 anni, Francesca Filosomi, 45 anni, Cinzia Orlandini, 51 anni, Eleonora Piccolo 32 anni, Silvia Minelli 52 anni, Elena Colucci 34 anni, Cinzia Monticini 57 anni, Francesca Lisciani 30 anni, Giada Cavallaro 37 anni, Barbara Civilini 46 anni, Vincenza Scimone 59 anni, Erica Mazzieri 47 anni, Maria Rosaria Di Gaeta 46 anni, Francesca Bini 40 anni, Luisa Burgio 29 anni, Laura Migliavacca, 31 anni, Pietro Liotta 53 anni, Paola Loffredo 43 anni. Persone che lavorano ogni giorno con grande professionalità e umanità. Gli avvisi di garanzia, in casi come questi, sono un atto dovuto per permettere alla Procura di effettuare tutti quegli accertamenti irripetibili ritenuti necessari per l’accertamento delle responsabilità.
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