Lutto
L’impatto della fatturazione elettronica Dubbi, critiche, fasi di studio prolungate
Esposito: «Il registratore di cassa mi costerà 1.500 euro». Pieraccioni: «Come faccio a spiegare le novità agli anziani?»
GROSSETO. Come è stato l’impatto dei commercianti grossetani con la novità rappresentata dalla fatturazione elettronica?
C’è chi manifesta già una certa preoccupazione e chi invece resta dubbioso, storce il naso ed attende i primi mesi per dare una risposta sul nuovo strumento di controllo amministrativo-fiscale imposto dall’Agenzia delle Entrate: la nuova frontiera della fatturazione sembra non convincere. I commercianti grossetani, molti dei quali sono ancora alle prese con una fase preparatoria di studio, sono stati ascoltati da Il Tirreno.
Quello dello “studio” è il caso di Carmine Esposito, titolare del Caffè Glamour di via Oberdan. «Guardate qui – dice – devo prendere a noleggio questo registratore di cassa che mi costerà, fra apparecchio, assistenza, bollatura ed assicurazione, 1.500 euro complessivi per cinque anni a cui si aggiunge quella del commercialista per il servizio in più di consulenza sulla fatturazione elettronica. Sarà un deterrente per l’evasione? No se continuerà ad esistere una tassazione così alta».
«Non possiedo il pc ma con mia figlia – dice Graziana Pieraccioni, proprietaria del negozio di cosmetica omonimo – abbiamo deciso, dopo aver acquistato il registratore di cassa, di utilizzare il software con lo smartphone. Il problema che mi pongo è come far capire queste novità ai miei clienti che, per buona parte, sono persone anziane. Devo obbligarli ad avere una Pec? Assurdo, noi “piccoli” imprenditori rischiamo di essere penalizzati e per questo servirebbe fare una cernita di chi, fra gli esercenti, debba effettivamente seguire questo nuovo regime fiscale».
Più aspro il giudizio di Beatrice Solito di Ingenium Ottica di via Bonghi: «Lavoriamo gratis per l’Agenzia delle Entrate – dice – perché io, da ottico, quando vendo un paio di occhiali d’ora in poi non dovrò solo far firmare al cliente l’autorizzazione alla privacy e la conformità sul prodotto venduto ma anche provvedere alle comunicazioni per la fatturazione elettronica. Non ho dovuto acquistare un nuovo registratore di cassa ma sono stata costretta ad aggiornare il software per 300 euro totali per un quantitativo, non elevato, di 180 fatture ed è assurdo perché quando sarà finito dovrò spendere ancora la stessa cifra per avere un’altra dotazione».
«Non è un programma difficile da installare ed utilizzare – racconta Giacomo Guidoni della cartoleria-libreria Ghirigoro – ma non so quanto sia utile per poche fatture che emetto all’anno, piuttosto mi preoccupa che dal 2020, con l’introduzione dello scontrino elettronico, si debba ancora cambiare il software».
Una certa moderazione viene dalla tabaccheria Fiumi: «I vantaggi – dice Giulio Fiumi – riguardano un minor impiego di carta e mi auguro che il problema non riguardi la gestione troppo burocratica delle fatture in un unico software».
Dubbi e curiosità anche per chi riceve le fatture e non è obbligato, in quanto esente da Iva, ad emetterle. «Per noi edicolanti – conclude Barbara Priori dell’edicola di piazza Volturno – non dovrebbe cambiare nulla nei rapporti con i fornitori che mi inviano la fattura sulla mia Pec ma se un cliente mi chiede di rilasciare un documento fiscale come potrò farlo da oggi?». —
Stefano Fabbroni
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