Sicurezza
«Influenza? Vaccinarsi è la strategia migliore»
Il mancianese Edoardo Cherubini, 28 anni, doppia laurea, studia i virus «I dati diffusi dal Ministero della sanità con fatti e numeri non lasciano dubbi»
Il mancianese Edoardo Cherubini, 28 anni, doppia laurea in scienze biologiche (con lode) e in biologia molecolare e cellulare, è un giovane ricercatore maremmano che studia i virus influenzali.
Seppur giovanissimo, vanta già un curriculum importante, collaborazioni col Cnr, con la Società Chimica Italiana e con l’Università di Siena. Adesso lavora per il gruppo VisMederi e si occupa di test sierologici per studi clinici. Di recente è stato protagonista di approfondimenti sui virus della famiglia Orthomyxoviridae (tipo A e B), una delle più comuni cause di infezioni respiratorie nell’uomo, con alta trasmissibilità, morbosità e mortalità. In un periodo che è seguito alle polemiche sulla mancanza temporanea dei vaccini e che vede l’arrivo dell’annunciata epidemia influenzale, Il Tirreno lo ha intervistato.
Lei studia i virus influenzali, è corretto?
«Esatto, virus che ogni anno, nel mondo, causano dai 250 mila ai 500 mila morti, rappresentando un significativo problema di sanità pubblica».
Perché i vaccini antinfluenzali devono essere aggiornati ogni anno?
«Per l’eterogeneità e la tendenza dei virus influenzali a mutare certe caratteristiche antigeniche di superficie. È così che i virus diventano un problema epidemiologico, causa di epidemie stagionali e pandemie sporadiche influenzali nell’uomo».
Nei giorni scorsi è scoppiata la polemica sulla copertura ottimale di vaccini. Sono mancati e molti anziani si sono lamentati.
«Nel caso di quelli anti-influenzali c’è stata una enorme richiesta e le scorte sono finite quasi subito. Credo che la produzione delle dosi venga regolata in base alle domande registrate nell’anno precedente».
I suoi studi in cosa consistono?
«Mi occupo della valutazione dell’immunogenicità dei nuovi vaccini antinfluenzali, ovvero di valutare se questi funzionano realmente al fine di prevenire la malattia. Se vogliamo entrare più nello specifico, aggiungo che il mio ambito di ricerca è quello delle malattie infettive batteriche invasive, meningite e sepsi come forme più frequenti. Lavoro quotidianamente con uno dei batteri responsabili di queste malattie (per la precisione il meningococco) in uno specifico tipo di laboratorio a elevatissimo livello di contenimento biologico (livello di biosicurezza 3). I miei studi non riguardano la cura, ma la prevenzione di certe malattie».
Siamo in inverno già iniziato, ormai in piena ondata della solita epidemia influenzale. Come è possibile proteggerci, comunque?
«La migliore strategia per difenderci dall’influenza è cercare di prevenirla attraverso la vaccinazione. I vaccini, infatti, sono le armi di difesa più potenti ed efficaci di cui disponiamo, a livello del singolo individuo e della collettività, in grado di non farci ammalare affatto. I dati diffusi dal Ministero della Salute parlano chiaro. È dimostrato ormai – con i fatti e i con i numeri – che i vaccini rappresentano uno degli strumenti più preziosi a tutela della vita che l’uomo abbia mai ricevuto in dono». —
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