Italia
Chiedono un prestito in banca: «Un inferno le richieste di pagare»
semproniano. Accendono un prestito in una banca di Grosseto, la Compass, specializzata in prestiti e da allora non hanno più pace.
Due coniugi di un paesino del comune di Semproniano – Il Tirreno ne conosce le generalità ma loro chiedono di non renderle pubbliche – si strappano i capelli per aver fatto questo passo lamentando telefonate su telefonate con l’avvicinarsi della scadenza delle rate.
Squillano i cellulari e il telefono fisso ininterrottamente se poi si comincia a tardare di pagare il bollettino.
«Cominciano la mattina presto – racconta disperata la signora – e finiscono la sera tardi. Ci arrivano telefonate di operatori diversi mentre siamo a pranzo e a cena, ci danno dei bugiardi se diciamo che abbiamo appena fatto il bollettino. Bisogna mandare un fax una volta effettuato il versamento. Non ne possiamo più e queste continue sollecitazioni ci stanno mandando fuori di testa. Siamo assaliti da persone che ci trattano malissimo anche se tardiamo un giorno».
Per di più anche per un solo giorno di ritardo gli oneri in più sulla rata ammontano a 46,86 euro.
«Noi abbiamo sempre pagato, anche se con alcuni giorni di ritardo – dice la signora – perché per pagare aspetto di riscuotere lo stipendio. Né io né mio marito diciamo di non voler pagare e non meritiamo tutto ciò. Siamo in pari coi pagamenti. Ma questi non ci danno tregua. Due o tre giorni prima cominciano a ricordarci che il bollettino è in scadenza e, dopo, per tutti i giorni che ritardiamo è un martellamento continuo che ci sta provocando stress e una vita sgradevole».
I due coniugi si erano rivolti alla banca dopo aver letto un volantino pubblicitario. «È vero – dice la signora – che entro un giorno ci hanno fatto il prestito senza voler vedere buste paga o esigere altre garanzie, se non il documento di identità e il codice fiscale. Noi siamo persone per bene e onoriamo i debiti. Abbiamo anche mutui in altre banche. Ma qui mai, nemmeno in caso di ritardo, i direttori ci hanno chiamato a casa o ci hanno maltrattato per telefono. Non vediamo l’ora di finire questo prestito. Se qualcuno ci avesse messo in guardia la nostra vita non sarebbe stata distrutta in questo modo».
Anche le ultime telefonate ricevute, dice la signora, sono state dello stesso tenore delle altre. «Tre telefonate in una mattina – racconta –. Mi hanno dato della bugiarda solo perché ho detto che sto aspettando lo stipendio e poi pagherò. Tanto a questo punto i 46,86 euro di oneri li devo pagare. Così mi prendo qualche giorno in più».
Il Tirreno ha chiesto delucidazioni a Compass rispetto a quanto raccontato dai due coniugi.
La banca, attraverso una nota inviata per email, spiega: «Per la gestione delle posizioni a recupero Compass si avvale di società specializzate e di provata professionalità. La selezione dei partner esterni viene svolta sulla scorta di requisiti irrinunciabili quali, ad esempio, l’iscrizione all’Unirec, associazione di categoria delle società di recupero, rispetto delle normative di settore, dotazione del codice di condotta Unirec, sottoscrizione e rispetto del nostro codice deontologico».
Quanto agli importi riferiti a indennizzi per interventi di recupero in caso di mancato pagamento «sono indicati nella documentazione precontrattuale e contrattuale», specifica la banca. —
F.B.
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