Il Tirreno

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Violentò una ragazza conosciuta in un locale A giudizio immediato

Francesca Gori

Era stato incastrato grazie agli esami del Dna e all’identikit Sarà processato: è accusato di violenza sessuale aggravata

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. Si erano conosciuti in un locale, la notte a cavallo tra il 24 e il 25 febbraio e quando la musica stava per finire e la ragazza aveva salutato gli amici e quel ragazzo che fino ad allora era stato gentile, lui le chiese un passaggio fino a un altro club. L’incubo della trentenne, un incubo che sarebbe poi durato mesi, cominciò in quel momento, quando Zei Abdelkader, ventisettenne di origini marocchine, salì sull’auto della ragazza.

Durante il tragitto però, il giovane le aveva chiesto di accostarsi e parcheggiare e lì le aveva mostrato un involucro che conteneva cocaina, raccontandole di essere uno spacciatore e di avere con sé anche un po’ di contanti. La ragazza, di fronte a quel gesto, aveva chiesto ad Abdelkader di scendere immediatamente dall’auto: non voleva saperne nulla né della droga e nemmeno dei soldi. Ma lui, per tutta risposta aveva preso le chiavi, le aveva sfilate dal quadro e aveva tentato di baciarla. Di fronte al no della giovane, il ventisettenne l’aveva afferrata per la mandibola e le aveva morso con forza il labbro inferiore. Mentre lei urlava e si divincolava, lui l’aveva colpita più e più volte con i pugni e prendendola per i capelli e trascinandola sul sedile lato passeggero e, dopo averle tappato bocca e naso, l’aveva costretta a subire rapporti sessuali nonostante le urla della giovane. La ragazza era riuscito ad allontanare il nordafricano solo dopo avergli sferrato un calcio ai genitali. Lui le aveva restituito le chiavi dell’auto e si era allontanato a piedi. Una volta arrivata a casa, la giovane aveva chiamato una sua amica, raccontandole quello che era successo: la ragazza l’aveva accompagnata al pronto soccorso dove la giovane era stata visitata e dove era stato attivato il percorso del Codice rosa. Il caso è stato seguito anche dall’associazione Olympia de Gouges. Ora, per Zei Abdelkader, difeso dall’avvocato Massimo Parenti e detenuto nel carcere di Prato, si aprirà il processo: accusato di violenza sessuale aggravata, il giudice per le indagini preliminari Sergio Compagnucci ha disposto il giudizio immediato per il ventisettenne: il processo è fissato per il 13 febbraio davanti al collegio, nel tribunale di piazza Albegna.

Il ragazzo era stato arrestato dopo una lunga indagine portata avanti dagli uomini della squadra mobile della questura che avevano raccolto la denuncia della ragazza e coordinata dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini.

È stata la tenacia della ragazza, sostenuta dall’avvocato Francesca Carnicelli, a far sì che gli spunti investigativi che la trentenne ha fornito agli uomini della squadra mobile permettessero di far scattare le manette ai polsi di Zei Abdelkader. Spunti importanti, a partire da un dettagliato identikit che ha permesso agli agenti della questura di individuare il ragazzo, incastrato anche dall’esame del Dna disposto dal pm. E il lavoro investigativo fatto dalla squadra mobile è stato comunque imponente: sono stati vagliati i profili di ben 467 soggetti che avevano caratteristiche fisiche simili a quelle descritte. Gli agenti della squadra mobile hanno acquisito i campioni di liquido biologico sia dagli abiti della ragazza sia dalla sua auto confrontandoli poi con quelli del giovane, quando questi è stato alla fine fermato al termine di tutti i riscontri.

Quando gli uomini della squadra mobile sono andati a prenderlo, il ventisettenne aveva con sé anche 6,6 grammi di cocaina. —

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di Redazione web