Italia
Negozi off limits per i disabili: passato un anno niente è cambiato
Da marzo, solo una richiesta al Comune di finanziamento per fare lo scivolo. E solo una boutique lo ha costruito
GROSSETO. In un anno possono succedere tante cose. Ad esempio ci si può mettere in regola con la legge. O addirittura essere un passo avanti alle norme e, anche se nessuno ci obbliga, venire incontro ai concittadini che hanno esigenze diverse dalle nostre. In un anno si sarebbe potuto, ad esempio, adeguare i negozi e i locali del centro storico di Grosseto per renderli accessibili a tutti i clienti, non solo a quelli che camminano sulle loro gambe, ma anche a quelli costretti sulla carrozzina. Ma in quest’ultimo anno si contano sulle dita di una mano gli esercizi che l’hanno fatto. In barba anche alle misure messe in campo dal Comune.
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Un anno fa Il Tirreno pubblicava un’inchiesta sull’accessibilità dei negozi del centro storico di Grosseto da parte delle persone disabili. Provammo “sul campo”, con l’attivista grossetana Lorella Ronconi, cosa vuol dire andare a fare shopping bloccati su una sedia a rotelle.
Per Lorella fu possibile entrare solo in un negozio, una grande catena nel Corso. Il resto dei negozi aveva una soglia all’ingresso, alcune di pochi centimetri, altre alte come scalini, che impedivano l’accesso in modo autonomo. Molti dei negozi del centro – osservammo – erano stati ristrutturati nel corso degli anni e avrebbero perciò dovuto adeguarsi alle norme che obbligano ad abbattere le barriere architettoniche sia per l’accesso che per la fruizione degli spazi (ebbene sì, la legge fa una distinzione...), in caso di ristrutturazione e in occasione di «qualsiasi intervento eccedente la manutenzione ordinaria» come recita l’articolo 65 del “Nuovo regolamento igienico edilizio” di Grosseto in vigore dal 2000.
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Il reportage suscitò indignazione e dibattito in città. Intervennero le associazioni di categoria e Ascom Confcommercio organizzò anche un paio di incontri sul tema. Intervenne l’Ordine dei geometri che era in procinto di sviluppare un progetto di abbattimento delle barriere architettoniche proprio in centro, in via Galileo, con gli studenti del Manetti e il Fiaba. Intervenne il Comune che, come misura tampone, a marzo stanziò 5mila euro come contributo da dare ai negozi per eliminare le soglie a scalino e installare degli scivoli, e si disse pronto a incrementare il fondo in caso di richieste eccedenti il budget.
A un anno di distanza, i risultati sono però desolanti. Dal Comune fanno sapere che, da marzo a poche settimane fa, all’ente è arrivata una sola richiesta di accesso a quel fondo. Percorrendo ieri le strade del centro storico, Il Tirreno ha trovato un solo negozio che, dopo la ristrutturazione, ha eliminato la soglia d’ingresso e costruito un comodo scivolo. È il Blanche 2 in via Galileo dell’ex calciatore Leonardo Blanchard. Altri negozianti virtuosi, che hanno reso accessibili le loro attività con pedane rimovibili, sono stati i titolari dell’Erboristeria Pacini in via Aldobrandeschi; della tabaccheria dirimpettaia, sempre in via Aldobrandeschi; della pizzeria La Marchigiana nel corso; del Comix Cafè in piazzetta San Michele. Già completamente accessibili il bar panetteria Mazzini 69, il negozio H&M, il Tally Weijl.
Eppure di negozi che sono stati ristrutturati ce ne sono stati, durante quest’anno. Per non parlare delle manutenzione non ordinarie che si sono succedute dal 2000 (anno del nuovo regolamento comunale in materia) ad oggi. Come è possibile che regni questo far west, questo costante non rispetto della legge, questa quasi totale mancanza di sensibilità, per non dire del pessimo fiuto per gli affari, visto che così si tagliano fuori tantissimi clienti? E si riuscirà nel 2019 a fare un po’ meglio rispetto al 2018? —
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