Il Tirreno

Grosseto

la denuncia 

È grave ricoverato in ospedale, gli sfilano la fede dal dito

Francesca Gori
Una corsia dell'ospedale di Grosseto (archivio)
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Una corsia dell'ospedale di Grosseto (archivio)

Il dolore della figlia: "Mi hanno chiesto di uscire dal reparto per due ore e mezzo, quando sono tornata l’anello non c’era più e nessuno ha visto chi sia stato"

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GROSSETO. Era il 1964 quando Graziella ha messo al dito di Giancarlo quella fede. Lo scambio degli anelli, aveva suggellato la loro promessa d’amore: una promessa che dura tutt’oggi, un amore che è andato avanti senza mai un cedimento, che ha visto nascere e crescere figli, venire al mondo nipoti. Ora quella fede che Giancarlo Bini, patron del ristorante Eno-Oliteca Ombrone di Suvereto, non si era mai tolto, è sparita dal suo anulare: portata via da qualcuno nel reparto di neurologia dell’ospedale Misericordia, dove l’uomo è ricoverato in gravissime condizioni da due giorni. A denunciare la scomparsa dell’anello, è stata la figlia Francesca Bini che ieri sera si è sfogata sul gruppo Facebook “Cara Grosseto vorrei dire qualcosa”. «Non ce l’ho fatta a stare zitta - dice - Quello che è successo a mio padre è di una gravità inaudita. Oggi andrò dai carabinieri a sporgere denuncia contro ignoti: abbiamo controllato ovunque, nella camera d’ospedale dove è ricoverato mio padre, ma non abbiamo più trovato quell’anello. È un ricordo affettivo importante per noi». Nel cerchio della fede c’è infatti scritto il nome di Graziella, la moglie di Giancarlo e la data del loro matrimonio, celebrato il 3 febbraio 1964.

Giancarlo Bini sta lottando contro una terribile malattia e il giorno di Santo Stefano si è sentito male mentre era a casa con la moglie, a Grosseto, dove si è trasferito da qualche mese per stare vicino alla figlia. «Ha avuto un ictus ed è stato portato in ospedale - racconta Francesca - tre giorni fa è stato trasferito nel reparto di Neurologia, dove due mattine fa mi hanno chiesto di uscire, dalle 9 alle 11,30 del mattino, per permettere ai sanitari di poter lavorare. Ho spiegato al personale che mio padre è molto agitato e che sarebbe stato meglio se fossi rimasta ma non mi è stato permesso. Capisco le esigenze di chi lavora nel reparto, ma quando sono tornata l’ho trovato sedato e legato perché era caduto dal letto e ho protestato. Poi è arrivata mia madre che si è subito resa conto che non aveva più la fede». La donna ha chiesto al personale del reparto se l’avessero tolta loro per fare gli accertamenti all’uomo, ma nessuno pare aver visto nulla. «Quando siamo arrivati al pronto soccorso ho tolto a mio padre la catenina con il crocifisso che aveva al collo - dice - ma la fede è rimasta al suo dito. Non pensavo certo che si arrivasse a tanto».

Francesca oggi andrà dai carabinieri a sporgere denuncia. «Mi hanno suggerito di fare il giro dei compro oro - aggiunge - ma ora devo stare accanto a mio padre. Nell’anello c’è il nome di mia madre e la data delle nozze. Mi auguro che se qualcuno tentasse di vendere quella fede a un negozio, venga subito segnalato ai carabinieri. È stato un dolore grande per noi, perché il valore affettivo di quell’anello è inestimabile». —
 

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di Redazione web