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Casello idraulico e Cataratta «Servono interventi urgenti»
La fondazione Noi del Golfo ha contattato Italia Nostra per il recupero degli edifici che si trovano lungo il ponte di Cannavota
follonica. Lungo il ponte di Cannavota si trova il Casello Idraulico e la Cataratta, due costruzioni follonichesi oggi abbandonate. Rino Magagnini della fondazione Noi del Golfo di Follonica vorrebbe riportare l’attenzione sulle due costruzioni storiche. «Quello dell’edificio principale e quello delle torrette destano apprensione e sconforto – dice Magagni – L’urgente ripristino delle coperture è senz’altro la condizione prioritaria per il mantenimento e quindi per il recupero degli storici manufatti». Quando piove l’acqua penetra all’interno, creando danni alle strutture.
La fondazione di recente ha anche contattato l’associazione Italia Nostra per far conoscere l’entità del problema. Ha effettuato diversi sopralluoghi con Carlo Giannarelli, membro del direttivo Italia Nostra Maremma Toscana, e con il socio follonichese Gianni Sebastianelli. «È indispensabile intervenire al più presto al fine di ripristinare le coperture, restaurare gli immobili e definire la destinazione d’uso del Casello che ne consenta l’utilizzo e la conservazione – dice Magagnini – Si tenta insomma di un’operazione come quella che era già avvenuta per gli altri Caselli Idraulici del comune costiero». Si tratta nello specifico di quello sul fosso Cervia a Pratoranieri (scuola vela Lni), quello di via Roma angolo via Colombo (Pro Loco, servizi e cultura), e l’altro, sempre sul corso del Pecora, al bivio per Montioni al confine con il comune di Massa Marittima (abitazione e vivaio).
«I Caselli – spiega Magagnini – erano il punto di riferimento, di osservazione, di regia, decentrati del potere granducale, indispensabili per dirigere ed organizzare la bonifica. Il disinteresse, il degrado, il vandalismo (ci sono stati anche degli incendi interni) e il non uso dei locali sono degli elementi distruttivi pericolosi che solo la solidità e la tecnica costruttiva ha permesso al Casello e alla Cataratta di resistere fino ad oggi. Il loro recupero – conclude Magagnini – come è già quello degli altri Caselli, sarebbe, con l’utilizzo socio culturale, un altro beneficio per il territorio». — G.S.
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