Il Tirreno

Grosseto

giannella 

Blocchi di cemento sui fondali del mare per combattere la pesca a strascico

I.A.

La Provincia prosegue un progetto risalente al 2013 Posizionerà 269 manufatti che la fauna ittica userà come tane per ripopolarsi 

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GIANNELLA. Difendere il mare e i suoi pesci favorendone il ripopolamento.

La Provincia di Grosseto - che ha ritenuto «strategica» sin dagli inizi degli anni 2000 la salvaguardia della fascia costiera dalla Costa d’Argento fino al Golfo di Follonica - entro la primavera del prossimo anno posizionerà sul fondo del mare della Giannella dei blocchi di cemento per combattere la pesca a strascico illegale e ripopolare la fauna e la flora del mare.

Il progetto ha riguardato il posizionamento di blocchi di cemento “ecocompatibili” dalla Giannella fino a Follonica.

Si tratta di 269 manufatti di cemento, parallelepipedi di circa 6 metri cubi, caratterizzati dalla presenza di ampi fori laterali per favorire l’ingresso e la permanenza dei pesci, che utilizzeranno queste strutture come una sorta di tana in cui vivere, rifugiarsi e riprodursi.

Le operazioni risalgono al 2013 e presero il via proprio dalla Giannella. Si concluderanno sempre nei fondali di quel mare.

L’ultimo intervento, caratterizzato da un primo lotto funzionale per il ripopolamento ittico totalmente finanziato con fondi Cipe della Regione Toscana, è stato realizzato appunto 5 anni fa.

Mediante l’impiego di economie residue sul fondo regionale la Provincia di Grosseto ha voluto proseguire nella progettazione di completamento delle barriere per il ripopolamento pesci e ha approvato la progettazione preliminare e definitiva del secondo lotto funzionale, dove, con le economie avanzate dal progetto (un investimento di circa 250mila euro finanziato dall’Unione Europea), completerà il modulo di blocchi che vennero posizionati 5 anni fa.

I blocchi che sono già presenti pesano circa 4 tonnellate l’uno.

L’ultimo step del progetto che avrà un costo di circa 27mila euro sarà realizzato dalla ditta che ha eseguito tutte le installazioni.

È la Deep Sea Technology, una società di Napoli specializzata in lavori sottomarini.

Le barriere di cemento ecocompatibili verranno messe fino a un massimo di 24 metri di profondità.

Il posizionamento ha ottenuto anche il via libera della Soprintendenza che ha portato avanti monitoraggi e verificato che in quel tratto di mare, sul fondale, non ci fossero reperti archeologici. —

I.A.

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