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Inventò la tuta di acetato, la città in lutto per Bernardino

Giulia Sili
Inventò la tuta di acetato, la città in lutto per Bernardino

Barbi è stato il primo barbiere del golfo: poi la svolta e l’apertura della fabbrica Creò l’husky, il giubbotto trapuntato per l’equitazione: oggi sarà cremato

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. Negli anni ’70 Bernardino Barbi aveva vestito tutta la città del Golfo con le sue tute in acetato, prima ancora era stato il primo barbiere ad aprire un salone in città e sul finire della sua carriera si era completamente reinventato dedicandosi all’attrezzatura per l’equitazione: con la sua morte, avvenuta il giorno della Vigilia, Follonica perde uno dei suoi imprenditori più innovativi. Non ci sarà un funerale per Bernardino, 80 anni, «lui amava la vita e non ha voluto esequie», dice il figlio. Oggi a Livorno la sua salma sarà cremata.

Bernardino Barbi era originario di Scarlino ma Follonica è stata la città che lo ha visto realizzarsi: qui, negli anni ’60, ha aperto un negozio di parrucchiere, prima a Senzuno e poi in via Colombo 5, proprio di fronte al vecchio negozio di giocattoli Toto e Tata. Fino al 1975 quel salone è stato il più frequentato di Follonica, l’unico con quattro dipendenti.

A Bernardino piacevano le sfide e a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 partecipa a diversi campionati per i tagli dei capelli, vincendone diversi. Poi nel 1975 la svolta: la sua carriera prende una piega completamente diverse e inaspettata grazie a un’idea nata per risolvere un’esigenza della famiglia Barbi. «Dovevamo andare in campeggio – ricorda il figlio Stefano – e ci servivano delle tute, così mio padre pensò di farne cucire alcune in acetato a mia mamma. È nata da questa necessità della famiglia l’idea di buttarsi nel campo della produzione di articoli sportivi».

Bernardino nel 1976 chiude il suo salone e si sposta in zona industriale dove apre il Maglificio Graziella, in onore della moglie. Quella della famiglia Barbi era una delle prime aziende in Italia nata per la produzione degli articoli sportivi. Nel tempo il marchio dell’azienda diventa G76: è con questo nome che in tanti ricordano le tute che alla fine degli anni ’70 hanno vestito tutti gli sportivi del Golfo. Ma lo spirito di innovazione di Barbi non si era esaurito e negli anni ’80 l’imprenditore decide di buttarsi in un’altra sua grande passione: il mondo dei cavalli. La G76, composta da circa venticinque dipendenti, diventa così produttrice di articoli sportivi specializzata in un settore ben preciso: quello dell’abbigliamento tecnico per l’equitazione.

L’azienda follonichese è stata la prima a cucire in Italia le giacche americane Husky, la famosa giacca trapuntata in nylon diventa un classico dell’equitazione. Quella di Bernardino è stata un’attività andata avanti fino a cinque anni fa. Oggi è il figlio Stefano, che continua a lavorare nel settore della produzione di articoli per l’equitazione, a proseguire la passione del padre. —

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