Il Tirreno

Grosseto

Il lupo non è feroce, l’uomo sì: leggiamo Jack London per fermare questa macelleria

Domenico Aleotti
Il lupo non è feroce, l’uomo sì: leggiamo Jack London per fermare questa macelleria

Lo scrittore Domenico Aleotti e lo scontro pastori-predatori: «Non si creino mostri, ma si cerchino soluzioni utili» 

4 MINUTI DI LETTURA





ATTENTI AL LUPO

Pochi giorni fa la notizia che i carabinieri forestali hanno identificato il presunto autore di un gesto brutale: l’esposizione della carcassa di un lupo scuoiato a un incrocio stradale. Secondo gli investigatori è un pastore di Riotorto. Domenico Aleotti, scrittore e giornalista, interpreta questa vicenda tra letteratura e cronaca. Riceviamo e pubblichiamo.

Attenti al lupo. Solo la geniale fantasia, di un autentico folletto, un menestrello post-moderno che ci ha accompagnato negli anni del tramonto del ‘90O, poteva creare una canzone così densa di significati. Il lupo, il canide più intelligente apparso sul pianeta, diventa con Lucio Dalla una metafora dell’ipocrisia umana, che sa dare corpo alle ombre nere che accompagnano l’uomo creando mostri esterni, in realtà specchi dell’umana crudeltà.

Oggi Francesco non saprebbe più parlare, non al lupo di Gubbio, ma agli esecutori di quotidiane bestialità. Non si tratta di ferocia dei lupi, hanno solo fame. Ci furono nel passato anche recente, uomini che indotti dalla fame mangiarono i loro simili; raramente, racconta Jack London, i lupi mangiano i loro simili. Ma il vero problema non è il furore, l’istinto del lupo è meno feroce di quello di molti uomini. Per quanto io abbia letto sulle abitudini dei lupi, non v’è traccia della loro partecipazione al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.

Il vero problema è il prezzo raggiunto dal latte ovino, frutto di astuti operatori del settore che importano a prezzi stracciati latte dai monti balcanici o dalle pianure danubiane, mettendo in ginocchio i pastori italiani.

A proposito di sadismo e violenza verso gli ovini, pochi denunciano le stragi in atto, praticate da esponenti di religioni che contemplano l’atroce sgozzamento degli agnelli, lasciati morire dissanguati. Troppi interessi politici, diplomatici, inducono al silenzio i media, pochi coraggiosi giornalisti chiedono il rispetto delle leggi italiane. Nei monti dell’Atlante “ho visto cose che voi uomini non potete immaginare”: altro che lupi affamati, ma agnelli che corrono con la testa mozzata tra le risate di scherno di uomini e bambini.

Ora l’Atlante è arrivato anche in Maremma, con l’orrore della testa di lupo esposta al bivio di Scansano o il lupo scuoiato nelle collne metallifere. Ci fu un tempo in Maremma che questo tipo di macelleria rurale veniva praticata su uomini sequestrati: negli anni ‘70 il padre di un mio amico sequestrato fu tagliato a pezzi e dato da mangiare ai maiali, come fu appurato dalle indagini. E continuiamo a parlare della ferocia del lupo?

Mi piacerebbe che le istituzioni affrontassero questo problema economico senza sensazionalismi, se vogliamo che un territorio venga ancora vissuto come Maremma Felix.

Aiutare i pastori, rispettando la natura è possibile. Jack London ci aiuta nei suoi racconti a capire che il lupo può essere controllato e fermato usando quella che viene chiamata “l’arma bianca”. Da noi questa è il cane maremmano abruzzese, che nei secoli passati fu incrociato con lo scomparso molosso delle Murge, stazione d’arrivo delle transumanze abruzzesi. London racconta che nel Klondike, territorio dell’immensa Alaska, ci sono cani in grado di affrontare lupi molto più grandi del nostro lupo appenninico. Questo sarebbe un duello naturale, alla lunga i lupi tornererebbero nelle foreste appenniniche.

Il Tirreno nei mesi seguenti il tragico terremoto nel triangolo dei Sibillini, ospitò articoli facendosi attivo portavoce dell’invio di aiuti agli uomini e agli animali. Con risalto parlò della grande nevicata che dopo il terremoto coprì quelle straziate montagne: si temeva una grande strage del bestiame, ad opera di branchi di lupi affamati; pecore, vacche, asini vagavano nella neve, l’assalto dei lupi non avvenne perché gruppi di cani maremmani rimasero sotto la bufera di neve accanto alle mandrie.

Le foto di questi cani maremmani nella neve pubblicate dal Tirreno e dal Corriere della Sera, fecero il giro del mondo. La natura, sfidando la superbia dell’uomo, ci insegnò molto da quei dolorosi avvenimenti. Se la Regione Toscana in concordia con il governo centrale, istituendo un registro della pastorizia, promuovesse il bando per costituire un allevamento di cani per la vigilanza, puntando sul maremmano abruzzese, da affidare gratuitamente ai pastori, potremmo percorrere quel sentiero di saggezza, di comprensione dei fenomeni naturali, che rendono grande un popolo; superando pratiche illegali che stanno alla base di un antico comportamento mafioso, come sfida a leggi e istituzioni.

La mafia, nei secoli passati, nacque praticando l’illegalità nel settore agricolo-pastorale. Pochi sciagurati oggi, non possono sporcare un mestiere antico e mitologico, praticato da millenni, pieno di fascino come ebbe a scrivere Giacomo Leopardi nel Pastore errante dell’Asia.

Concludiamo con le parole di Jack London, grande conoscitore di cani, lupi e di uomini: «La luce che ho visto negli occhi del mio lupo non l’ho mai vista negli occhi di un uomo». —

Domenico Aleotti



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web