Italia
Ex Am, Borghini ridiscute l’accordo «Questi costi sono insostenibili»
PORTO S. STEFANO. Ex 64° Deposito dell’Aeronautica, il Comune ridiscute i termini. Il sindaco Franco Borghini, durante l’assemblea pubblica all’ex Onmi, ha annunciato che si siederà nuovamente al tavolo delle trattative con il ministero della Difesa e l’Aeronautica Militare per il possesso della vasta area.
Diverso infatti il punto di vista tra l’attuale maggioranza e l’opposizione, con la nuova giunta che ha deciso di non sostenere alcun eventuale costo e ridiscutere nuovamente i termini del passaggio al Comune. «Quando mi sono incontrato con i dirigenti dello Stato – ha detto Borghini – ho detto che la nostra volontà era di rivederci, lasciando a loro la scelta se rinegoziare l’accordo oppure vederci in tribunale. Hanno scelto la soluzione di rivederci e sederci intorno ad un tavolo e hanno capito le nostre perplessità. La convenzione non è stipulabile così come è stata fatta in precedenza e l’amministrazione non può farsi carico dei costi, come quelli della bonifica del sito. Questa, secondo leggi statali, attiene a chi ha inquinato e non a chi acquisisce il bene. Quindi riteniamo che si possa arrivare ad una nuova definizione che porterà l’amministrazione ad essere proprietaria delle aree senza accollarsi l’onere della bonifica, poco o tanto che sia, facendo gli interessi del Comune».
Non è d’accordo sul procedimento la capogruppo di opposizione Priscilla Schiano che, assieme all’ex sindaco Arturo Cerulli, aveva acquisito l’area e ne aveva fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale. «Sull’Aeronautica il sindaco ha fatto una gaffe – dice – Così facendo perde su tutti i fronti, la nostra paura è che adesso lo Stato se la riprenda. Per lo sviluppo del nostro territorio è una zona fondamentale. Stanno dicendo che il problema sono i costi di bonifica, ma non ci dicono a quanto ammontano, non danno giustificazioni. Al di là che noi l’avremmo tenuta comunque perché è già tutto bonificato, ma anche se ci fosse qualcosa da sistemare ne varrebbe comunque la pena per tutto ciò che sarebbe stato possibile fare con 90mila metri cubi di fabbricato già presenti. E sarebbe stato ottimo anche in vista del nuovo piano strutturale: il territorio argentarino è saturo, ma con quella si sarebbero recuperati dei requisiti essenziali per prevedere nuove costruzioni e strutture ricettive, abitative e commerciali. E ci avremmo potuto fare qualsiasi cosa, come dare una casa a tutte le associazioni come avevamo previsto. Lo Stato pagherà la bonifica? È fantascienza». — A. C.
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