Toscana
«Riportiamo l’Ilva anche alla funzione residenziale»
Il sindaco vuole completare il progetto di valorizzazione Ma occorre prima trovare una sistemazione a chi lì già vi abita, in forma abusiva
L’Ilva, il nucleo originario di Follonica, nel progetto dell’amministrazione comunale diventa una città dentro la città, un quartiere popolato e vitale all’interno di quello che oggi è il polo culturale cittadino.
Da anni le fonderie granducali, e tutto quello che è racchiuso all’interno delle loro mura, sono oggetto di un lento ma costante cambiamento. Una conversione degli spazi che, ad esempio, ha visto trasformare in museo un antico forno fusorio. La metamorfosi è quasi compiuta e quelli che un tempo erano i luoghi dell’industria oggi sono stati trasformati in tutt’altro: una biblioteca, una scuola e poi, negli anni, un teatro e un museo.
Ma se da un lato tanto è stato fatto, alla visione globale del quartiere oggi mancano elementi fondamentali. Ed è lì che si stanno concentrando le attenzioni dell’amministrazione: popolare l’Ilva di cittadini favorendo così la quotidianità e quindi la vita all’interno di quelle mura. Insomma, un vero e proprio piano di valorizzazione. «Serve andare a completare quello che l’Ilva può offrire – spiega il sindaco Andrea Benini – oggi abbiamo un polo culturale e sociale ma serve riportare lì le residenze. La funzione residenziale si aggiunge a quella culturale ed è strategica per far rivivere tutta quella parte di città».
Spingere per la destinazione residenziale è uno dei passi che verranno compiuti nel prossimo futuro: «L’acquisizione dell’Ilva nel patrimonio del Comune avviene attraverso il federalismo demaniale per i beni culturali – spiega Benini – Il tavolo è aperto da gennaio 2017: si tratta di edifici dello Stato che il Comune acquisisce con quella particolare modalità. In questo percorso entra poi parallelamente anche la Soprintendenza». Ad oggi, però, sono in molti a vivere all’interno delle vecchie case disseminate all’interno dell’Ilva. Alcuni di questi, circa dieci, sono abusivi che hanno occupato le vecchie abitazioni chiuse dal Demanio e che oggi vivono all’interno di vari appartamenti. Altri invece, probabilmente una quindicina, sono occupanti senza titolo, ovvero famiglie alle quali in passato era stato assegnato un alloggio ma che oggi non ne hanno più diritto. L’unica situazione regolarizzata è quella della residenza destinata all’emergenza abitativa: si tratta della casa che si affaccia sulla piazza dei caduti di Nassiriya dove ad oggi vivono nove famiglie. In totale si tratterebbe di circa trenta o quaranta persone per le quali in futuro dovrà essere trovata una soluzione alternativa.
Situazioni che verranno tutte valutate caso per caso perché le storie sono tante e diverse. Il progetto da realizzare è grande: uno dei più vasti in Italia che si stanno avverando tramite il federalismo demaniale per i beni culturali. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
