Italia
Tutti in guerra per le strade in un mondo di gente sola
Il pc che non parte, il vicino che non saluta E noi, ogni giorno con le nostre inutili corazze
segnali dall’avana
Sotto le lucine di Natale, le macchie umane prosperano e si moltiplicano come sempre. Inutile. Le lucine di Natale, le musiche, le canzoni, i colori, non ce la fanno a illuminarle bene, a vaporizzarle, ad eliminare quelle macchie. Anzi. A volte quelle lucine fanno proprio il contrario, le esaltano, le sottolineano. Ne rendono assolute le dimensioni. E l’assurdità. Le macchie esplodono.
Luci e carole di stagione riescono tutt’al più a coprirle per un po’. E quelle macchie, che all’inizio sembravano microscopiche, che avevamo infilato da sempre sotto il tappeto, si staccano dai piani, dalle pareti. Cominciano a camminare dovunque. A divorare tutto.
Quelle macchie iniziano con le microscopiche rabbie per l’attrito del mondo. Il computer che non si accende. La mail che non si scarica. O non parte. Il parcheggio che non si trova. L’oggetto, il maledetto oggetto che si rompe. L’erba che continua a crescere. Il vicino che si oppone sempre a tutto. Che non saluta. Che risponde male. Il collega che sta più simpatico di noi al capo. Quello che è più bravo a fare relazioni, a fare “rete”.
La promozione che toccava a noi che va ad un altro. Perché trama meglio di noi, naturalmente. Quello che è nostro nemico. Che dobbiamo combattere. Che ci ha rigato la macchina.
I figlioli che tengono i musi. La moglie (o il marito) pure. Il professore, a scuola, che si ostina a dare insufficienze al ragazzo. La nostra rinnovata fiducia, per tutta risposta, nella legge del dente per dente.
I dentisti che ringraziano. La mattina vestirsi con una bella corazza. Perché è in guerra che si va.
In una guerra per le strade di un mondo di soli. I soli servono soltanto finché sono utili a qualcosa. Finché producono.
Quindi è tutto su quello che si deve scommettere: sul produrre. Sull’essere utili a qualcuno. Quando la produzione si arena, quando non c’è più costrutto, quando si giunge alla disutilità, la gomena del solo può essere anche sciolta. Tranquillamente. Il solo può andare alla deriva.
La destinazione finale, l’estinzione, è un affare soltanto suo.
E quindi si può anche morire da soli, in casa, senza che nessuno se ne accorga, lo sappia. È normale. Naturalmente, per tenere in carica le batterie, bisogna raccontarsi, invece, la favola contraria.
La favola della società, della comunità, con le luci e le canzoni. Con la solita furia per l’attrito del mondo. Con la stessa grinta di trincea. Ma cosa importa, in realtà, dell’attrito del mondo. —
Stefano Adami
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google