Il Tirreno

Grosseto

porto s.stefano 

Condannata per i prelievi abusivi sul conto

P.S.

Vittima un’anziana donna. Tutti assolti (anche un notaio) dall’accusa di circonvenzione di incapace: il fatto non sussiste

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PORTO S.STEFANO. Non ci fu circonvenzione di incapace: e per questo tutti gli imputati sono stati assolti, anche quelli - tra cui un notaio - cui era stato contestato il falso. Ci fu invece un’appropriazione indebita, secondo il giudice. E per questo motivo Anna Maria Cerulli, 82 anni, di Porto Santo Stefano è stata condannata a 6 mesi e 400 euro di multa (pena sospesa e non menzione). Più il risarcimento della parte civile con 16mila euro, pari ai prelievi dal conto corrente della donna.

Così il giudice Giovanni Puliatti ha deciso in merito a quanto accaduto negli ultimi anni di vita di Albina Sanità, classe 1920, morta due anni fa. Il giudice ha sostanzialmente accolto le conclusioni della viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini per tutti gli imputati. Per Benedetto Amato, perché morto mentre il processo era in corso (non doversi procedere per estinzione). Ma anche per il notaio Ugo Panuccio e i due testimoni intervenuti alla stipula del contratto in favore di Cerulli e del marito Amato (trasferimento della nuda proprietà di due appartamenti), e cioè Rosa Gabrielli e Michele Benedetti: sono stati assolti tutti e tre perché il fatto non sussiste.

Nella requisitoria, il pm ha messo l’accento sulle date di questa vicenda, nata dopo l’esposto della nipote. E ha sottolineato che nel 2009 i testimoni (un bancario, il medico) hanno detto che la donna non era incapace. L’accusa ha sollecitato l’assoluzione anche per tutto ciò che concerne le responsabilità legate al contratto, datato 2011: la segretaria del notaio aveva escluso l’incapacità, il contratto è in linea con il comportamento di Albina: non è una donazione sic et simpliciter, l’anziana donna mette delle clausole, chiedendo in cambio di essere accudita («un’assicurazione sulla propria vecchiaia»). Diverse invece le conclusioni sull’appropriazione indebita: «Non è stata fornita alcuna prova a discarico sui prelievi» tra il 2011 e il 2012. I difensori Mario Fabbrucci e Mauro Ricci hanno sposato le conclusioni del pm, insistendo però anche sull’insussistenza dell’appropriazione indebita.

Di diverso avviso l’avvocato Paolo Novelli, parte civile per i parenti di Albina: già dal febbraio 2010 la donna veniva certificata con grave compromissione delle capacità e grave sordità. Altri certificati del 2012 l’avrebbero confermato. All’epoca i beni erano stati sequestrati, sono rimasti i sigilli ai soli immobili: e Puliatti ha mantenuto il sequestro rinviando il contenzioso al giudice civile. Motivazioni entro 45 giorni. — P.S.



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