Il Tirreno

Grosseto

monte argentario  

Scoperto focolaio di Xylella lungo la provinciale

Giovanna Mezzana ; ha collaborato

Tra Porto S. Stefano e Santa Liberata, 41 piante infettate da una sottospecie del batterio che ha distrutto gli uliveti pugliesi

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Ha deciso di approdare per la prima volta in Toscana con sbarco dall’Argentario la famigerata “sputacchina”, la cavalletta mignon che dà un passaggio – da una pianta all’altra – al batterio di Xylella fastidiosa, sottospecie dell’assai più devastante Xylella pugliese che ha “bruciato” gli uliveti del Tacco d’Italia. Proprio durante un monitoraggio per Xylella fastidiosa, il servizio fitosanitario regionale ha trovato per la prima volta in Toscana – nel comune di Monte Argentario – un focolaio: una quarantina (per ora) sono le piante su cui è stata rilevata la presenza del batterio. Ed ora bisogna correre ai ripari.

la “zona rossa”

I pini della Feniglia sono salvi: la Xylella fastidiosa – come spiegano al Tirreno dagli uffici dell’assessorato regionale all’agricoltura – “predilige” le piante da siepe; tant’è che positivi sono risultati: ginestre, mirti, mandorli, calicotome, un rosmarino, una lavanda, un cisto, e un eleagno; nessun olivo è stato infettato. Le piante infestate sono disseminate lungo la strada provinciale che corre tra Porto Santo Stefano e Santa Liberata, secondo le informazioni in possesso dal municipio argentarino; alcune si troverebbero nella macchia e la stragrande maggioranza su terreni di proprietà privata. Per ora: perché l’attività di monitoraggio continua.

i tomboli cuscinetto

Per esempio, viene battuta, palmo a palmo la Feniglia, dove al momento – dettagliano dagli uffici dell’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi – non è stata trovata traccia di Xylella fastidiosa e gli addetti ai lavori restano ottimisti. Anzi, proprio i due tomboli – Feniglia e Giannella – saranno utilizzati come zone-cuscinetto: visto che il focolaio è stato trovato (fortunatamente) solo al di là della Laguna, sul Promontorio versante Porto Santo Stefano, Gianella e Feniglia verranno comunque “trattate” e fungeranno da barriera (anche grazie alla loro naturale conformazione) al batterio, evitando che esso venga traghettato dal Promontorio verso il resto della costa maremmana.

le contromisure

La Xylella fastidiosa si può “propagare” da pianta a pianta oppure può essere veicolata dalla sputacchina. L’importante è “isolare” il focolaio ed evitare che il batterio si diffonda. Ieri la Regione Toscana ha notificato a Bruxelles – come la procedura prevede – la scoperta del focolaio. Le piante infestate sono state geolocalizzate e nel giro di breve saranno eliminate (non serve estirpare, basta devitalizzare le radici). «È un’opera di prevenzione più che un vero problema – assicura il sindaco Franco Borghini – Non ci sono allarmi anche se un intervento per scongiurare il rischio di epidemia alla folta macchia del Promontorio va attuato il prima possibile. La zona, da Porto Santo Stefano a Santa Liberata, è per altro facilmente raggiungibile». –

ha collaborato

Andrea Capitani





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