Il Tirreno

Grosseto

tribunale/3 

Libri contabili nascosti e calunnia, per Capuano altri due procedimenti

A.F.

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GROSSETO. Aumentano i guai giudiziari per Evans Capuano, il commercialista residente a Follonica già imputato al tribunale di Grosseto con l’accusa di estorsione insieme ad altri sette indagati, arrestati alla fine del 2017 con l’aggravante del metodo mafioso richiesto dalla Procura, aggravante poi cancellata durante l’udienza preliminare dal giudice fiorentino (il dibattimento si aprirà la prossima settimana).

Questa volta però le accuse a carico del professionista non riguardano le presunte minacce, ma due società a lui riferibili. Il giudice Sergio Compagnucci ha infatti deciso di rinviarlo a giudizio con l’accusa di occultamento di libri contabili per le vicende legate alla Berni Ezio sas e con l’accusa di calunnia per quel che invece riguarda la De Angelis Group srl. Due procedimenti distinti, in cui i fatti presi in considerazione seguono strade diverse.

Della Berni Ezio sas Capuano sarebbe stato l’unico socio occulto e proprietario esclusivo, secondo l’indagine, mentre nei documenti appariva come socia accomandataria una donna di 57 anni, Monica Giovannetti, anche lei rinviata a giudizio: entrambi sono accusati di aver nascosto o distrutto libri contabili, registri e fatture legate alla società, con lo scopo di cancellare ogni traccia dei redditi e del valore di affari della società. Per loro due questo processo inizierà a febbraio davanti al giudice Giovanni Puliatti.

Ma il commercialista dovrà comparire davanti al giudice anche il prossimo marzo, sempre davanti allo stesso giudice, quando invece dovrà rispondere dell’accusa di calunnia. Questa è la vicenda legata all’altra azienda, la De Angelis Group srl e al periodo tra il 2014 e il 2016, quando la società stava dichiarando il fallimento: in questo caso Capuano avrebbe prima accusato il socio, attraverso gli atti giudiziari presentati al tribunale civile, di bancarotta fallimentare per distrazione pur sapendolo innocente, e poi avrebbe falsificato la sua firma su diversi documenti per far cadere le accuse di truffa e appropriazione indebita che il socio stesso aveva avanzato alla Procura di Grosseto. Documenti che avrebbe attestato la restituzione da parte di Capuano di oltre 500mila euro, senza che secondo l’accusa ci sia stato un reale saldo della somma. — A.F.

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di Redazione web