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scommesse negli ippodromi 

«Ai Pini una corsa truccata» Gli affari illeciti di Cosa Nostra

Pierluigi Sposato
«Ai Pini una corsa truccata» Gli affari illeciti di Cosa Nostra

Gli indagati avrebbero cercato, senza successo, di fare pressioni su un driver Nel mirino della Procura di Palermo c’è una riunione al trotto dell’aprile 2017

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Ci sono state anche le corse al trotto all’ippodromo di Follonica nei piani illeciti di Cosa Nostra. Una giornata, in particolare, quella del 28 aprile 2017, nel corso della quale sarebbero state fatte pressioni su un driver per truccare l’esito delle competizioni.

Pressioni non andate a buon fine ma comunque risultanti dalle intercettazioni dei carabinieri del nucleo investigativo di Palermo. Centrali i personaggi che avevano a che fare con la gestione dell’ippodromo della Favorita del capoluogo siciliano: e poi le intercettazioni hanno portato a Follonica (e a Taranto). I proventi delle vincite, nota il gup, finivano nella casse dell’associazione mafiosa. Ieri il blitz con otto persone in carcere e una ai domiciliari: di queste, sette insospettabili ritenuti complici dei clan mafiosi di San Lorenzo e Resuttana, oltre a due più direttamente coinvolti. Nessuna di queste risiede nella nostra provincia. Ci sono driver, allenatori e gestori di scuderie. Una giovane promessa dell’ippica è sospettata di fraudolento trasferimento di valori.

Per Follonica, ci sono tre indagati per tentata estorsione aggravata con modalità mafiose per aver cercato di indurre un driver ad alterare il risultato della corsa 4 e della corsa 6 disputate ai Pini il 28 aprile dell’anno scorso. Due di loro e un terzo sono indagati anche per frode in competizione sportiva in relazione alla sola quarta corsa. Sono state intercettate le telefonate intercorse in quel pomeriggio. Si parlava di scommesse, di una “doppia” sulla 4ª e la 6ª: la scommessa era inizialmente riuscita in parte, a causa di un blocco del sistema. Poi uno dei due aveva insistito per il completamento della procedura, «lasciando intendere che per merito del suo intervento era una scommessa sicura, tanto che avrebbe poi dovuto fare un regalo di 500 euro a qualcuno determinante per l’esito della scommessa. Quest’ultima circostanza testimoniava come le corse erano pilotate», notano gli investigatori. Poi altra telefonata, diretta all’agenzia scommesse: 250 euro su un cavallo della sesta corsa. Due indagati vengono poi intercettati dopo la quarta corsa: sono felici per l’esito, ma per completare la giornata serve che anche la sesta vada in porto. Ma ciò non accade perché il driver ha fatto di testa sua: «Cioè ti rendi conto? Quello che non doveva battere ci è andato a battere» (intercettazione telefonata). Cioè il driver non aveva fatto vincere il cavallo su cui avevano scommesso. «L’hai visto cosa ha combinato? È l’unico che non si è voluto mettere a disposizione», dice poi uno degli indagati all’altro. In una successiva telefonata, si lascia intendere che il driver «avesse vinto “per sfregio” proprio perché non aveva voluto piegarsi alle indicazioni, rifiutando l’accordo» notano gli investigatori e dunque uno degli indagati aveva auspicava pertanto una «ritorsione contro il driver palermitano “colpevole” della loro mancata vincita». Il driver venne subito avvertito dai carabinieri del pericolo che stava correndo.

Non tutte le misure chieste dalla Procura sono state accolte. Secondo il gip, ci fu «un palese intervento di alterazione» della quarta corsa ma «non altrettanto chiarezza sussiste in relazione al tentativo di estorsione» ai danni del driver: e per questo motivo il gip ha detto no alla misura cautelare su questo capo di imputazione. Ci sono invece gravi indizi per la frode in competizione sportiva contestata ma la misura viene applicata solo per alcuni. —

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