Gioco
Tra due mesi Provincia al voto per rinnovare i dieci consiglieri
Il 10 febbraio palazzo Aldobrandeschi va alle urne con almeno 3 schieramenti Nel sottobosco politico già si lavora alle candidature: entro il 20 gennaio le liste
Il 10 febbraio 2019 la Provincia di Grosseto dovrebbe tornare al voto dopo che l’esito del referendum di due anni fa le ha restituito almeno un minimo di dignità e soggettività politica.
A differenza di due anni fa, stavolta gli schieramenti in campo dovrebbero essere almeno tre: centrosinistra, centrodestra e un’aggregazione civico-grillina. Non verrà messa in discussione la presidenza (il sindaco del capoluogo Antonfrancesco Vivarelli Colonna, eletto nel gennaio del 2017, ha ancora due anni di mandato da spendere); cambierà invece la composizione del miniconsiglio, i dieci membri eletti da una ridotta platea di 358 amministratori. Il 1° gennaio è la data che verrà presto fissata (attraverso apposito decreto a firma del presidente Vivarelli Colonna) per la convocazione dei comizi elettorali, l’avvio di una scadenzario che si chiuderà tra il 20 e il 21 gennaio con la presentazione delle liste. C’è quindi poco più di un mese di tempo e nel sottobosco della politica già si lavora alle candidature per questa ennesima tornata elettorale di secondo livello. Sulla carta - numeri alla mano – c’è di nuovo una situazione di sostanziale parità tra le due principali coalizioni. Anche stavolta sarà importante che tutti i consiglieri comunali e i sindaci (dei 28 comuni del comprensorio) vadano a votare e lo facciano in modo responsabile, in linea con le indicazioni dei rispettivi partiti. A fare la differenza, paradossalmente, proprio come l’ultima volta, potrebbero risultare gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, insieme a coloro che un partito non ce l’hanno proprio: chi sta in mezzo, i civici veri, coloro che fanno parte di coalizioni/aggregazioni locali un po’ imbastardite.
Sia due che quattro anni fa i grillini non presentarono liste e non andarono a votare. Nell’ottobre 2014 si registrò un mezzo plebiscito per il centrosinistra, che conquistò sette posti nel nuovo consiglio, lasciandone tre agli avversari. A gennaio del 2017 situazione capovolta: 6 consiglieri al centrodestra e 4 al centrosinistra. Immutato il numero degli aventi diritto (i 358 eletti) e il criterio di ponderazione. Ogni voto avrà un peso diverso a seconda del Comune di appartenenza. Gli elettori dei Comuni demograficamente più grandi avranno un valore maggiore, in modo proporzionale alla quantità di cittadini che rappresentano nel corpo elettorale della provincia. I dati presi a riferimento per il calcolo dell’indice di ponderazione sono ancora quelli del censimento 2011. Le fasce demografiche individuate sono cinque: Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti (75 punti è l’indice che pesa il voto); superiore a 3.000 fino a 5.000 (145 punti); superiore a 5.000 fino a 10.000 (307 punti); superiore a 10.000 fino a 30.000 (437); superiore a 30.000 fino a 100.000 (1.060).
Guardando i dati di due anni fa è presumibile che anche stavolta ci saranno delle fisiologiche defezioni, oltre a qualche franco tiratore. Monte Argentario potrebbe fare la differenza, anche se il consenso teorico del Pd appare frammentato e fragile anche nei quadri amministrativi. Ciascun elettore esprimerà un voto per la lista dei candidati al consiglio provinciale, apponendo una croce sul contrassegno di lista ed esprimendo la preferenza (va scritto il cognome) per uno dei candidati della lista. La sera stessa del 10 febbraio il responsabile dell’ufficio elettorale proclamerà gli eletti. —
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